Sulla pluriformità culturale dell’unica fede cristiana degli inizi
"secondo l'opinione comune di oggi, il cristianesimo sarebbe una religione europea, che avrebbe poi esportato la cultura di questo Continente in altri Paesi. Ma la realtà è molto più complessa, poiché la radice della religione cristiana si trova nell'Antico Testamento e quindi a Gerusalemme e nel mondo semitico. Il cristianesimo si nutre sempre a questa radice dell'Antico Testamento. Anche la sua espansione nei primi secoli si è avuta sia verso occidente – verso il mondo greco-latino, dove ha poi ispirato la cultura europea – sia verso oriente, fino alla Persia, all'India, contribuendo così a suscitare una specifica cultura, in lingue semitiche, con una propria identità."
Benedetto XVI, udienza generale, 28 novembre 2007
Come dicevo a qualcuno, devo decidermi a scrivere al Papa una lettera del seguente tenore:
Caro Santo Padre,
potreste spostare la diretta dell'Angelus domenicale al sabato?
Così da dar modo ai poveri parroci di copiare quel che Voi dite. Non se ne può più di omelie di 15-20 minuti che commentano i fatti della settimana invece che il Vangelo quando basterebbero poche frasi, 5 minuti al massimo.
Perché io mi scandalizzo: 15 su 45 minuti di omelia, rappresentano il 30% della S. Messa. Ovvio che poi la gente qui in città non va a Messa in parrocchia, ma dove c'è "un prete che fa' belle prediche".
Chiedo solo Pane e Parola. Di vita eterna.
Ho ancora negli occhi il sole su Betlemme di sabato mattina, la luce arrivava sulla città ancora in silenzio ed io gustavo pane arabo e marmellata di albicocche fatta in casa. L'ultima colazione. La casa che mi accoglieva ancora dormiva.
Di lì a poco il pullman di pellegrini miei compagni di viaggio mi avrebbe dimenticato, dirigendosi al gate del muro senza di me: peccato che si siano ricordati in tempo!
Tornerò presto, Betlemme, il tempo di un avvento e sarò di nuovo da te per un pellegrinaggio e forse pure per un fidanzamento ed un matrimonio. Insch'allah.
Ancora poco per la parte migliore

L'itinerario di viaggio questa volta è inconsueto: 2 notti a Nazareth (e da lì si visiterà anche Meghiddo, Haifa, Akko, Yafia, sefforis, Cana, Vallata Meri Sembi), poi 5 notti alle Beatitudini (e da lì si visiterà: magdala, wadi arbel, hattim, hippos, kursi, betsaida, korazin, eromos di Gesù, tell hazor, tell dan, banias, Norod (castello crociato), Quneitra - attuale golan, gush halav, bar'am, meron, monfor,tarshiha, tabga, chiesa del primato di pietro,cafarnao, il lagin barca, gamla, tabor, naim, ein harod, belkvoir, bet shean), ed infine 2 notti a Betlemme.
Son già stata in pochi posti, di molti invece non riesco neanche a pronunciare il nome.
So solo che 5 notti alle Beatitudini, in una casa di ospitalità in fronte al lago Tiberiade, son imperdibili. E' uno dei luoghi che mi è più caro.
Ascolterò il silenzio del lago, mi ripeto in questi giorni frenetici.
Ora l'importante è riuscire a salire su quel aereo, lasciando giù le preoccupazioni, le scadenze, gli impegni che mi inseguono. Portando con me chi mi ha chiesto di esser ricordato e chi pure non me l'ha chiesto.
La valigia? al momento ho solo latte in polvere e medicine per il Baby Hospital di Betlemme (il tutto è arrivato da solo, che non crediate che io di queste cose ci capisca qualcosa da sola o riesca ad organizzarmi)
Tornare nella Terra del Santo
Mi ripeto da qualche mese che è assurdo tornare per la 4 volta in 7 anni nella Terra del Santo, così come ritornarci anche il prossimo fine anno.
Non so spiegarlo.
C'è il primo viaggio: quello che parti con tante domande, con tante paure. La paura di scoprire che la tua fede poi non è che sia granché, la paura di non trovare i luoghi come te li sei immaginati per anni. Un po' come quando leggi un libro e vorresti veder il film che ne han ricavato ma al tempo stesso temi che il film ti rovini il libro.
Ma la fede non è un film.
Ci sono tanti modi e motivi per andare in Terra Santa, s'incontrano molti turisti del religioso. Quel che posso spiegare è che non è la Terra ad esser santa ma Colui che si è fatto uomo. E' vissuto, ha amato, ha gioito e sofferto. Solo poi è morto e risorto.
Non ricordo di aver trovato risposte alle domande che portavo con me nei precedenti pellegrinaggi.
Ma di aver gustato la gioia di credere, annusato il profumo della grazia, visto la stupidità dei chiodi della croce. Toccato l'orlo del mantello.
Sopra: mosaico, particolare del Santuario della Madonna Salute degli infermi in Scaldaferro (Vicenza), centro Aletti
Qualche giorno fa, la stessa cara amica di 2 post fa:
- ed allora dove vai in vacanza? In Puglia, in Calabria?
- Ecco, veramente... se te lo dico, non ti arrabbi?
- ?
- indovina un po'...in Terra Santa!
Il mio volo è nella mattina di giovedì 26. A tentare di impedire di preparare la valigia c'è un ricorso d'urgenza in materia previdenziale sui congedi parentali straordinari non concessi ad una lavoratrice madre straniera con bimba che ad un anno pesa 4 kg, un'intervista da scrivere ed un paio di articoli, le schede da preparare per l'anno prossimo, due cene imperdibili di cui una con 2 affascinanti lettori di questo blog!
Al telefono con una cara amica, tre mesi fa
- Allora, dove vai quest'estate? Non mi dire che torni in Terra Santa, perché mi arrabbio. Mi fai stare in pensiero.
- No, no! Vado... vado... (pensa, veloce, pensa, al nome di un posto di mare) ... mah, credo in Puglia. O in Calabria. Ecco, sì. Sicuro, vado in Calabria.
- Bellissimi posti! Per fortuna, guarda. Non avrei sopportato che tu andassi di nuovo in posti pericolosi.

43 km al mattino, 43 km alla sera. E' la mia distanza casa-ufficio appena calcolata viamichelin. 430 km alla settimana.
Mi bastano appena. Alla mia voglia di viaggiare, di non potermi muovere quanto vorrei.
Quando poi la nostalgia è troppa, entro in libreria, reparto viaggi in fondo.
Guardo le mappe, scorro l'elenco alfabetico delle guide.
E conto i km...
La mappa qui sopra fa parte del mosaico di Madaba (Madaba Mosaic map).
Si tratta di un mosaico realizzato nel VI-VII secolo d.C. come decorazione di una chiesa nella città di Madaba, in Giordania.
Il mosaico rappresenta la terra biblica dall'Egitto al Libano, includendo Sinai, Israele, Palestina e Giordania.
Un ponte per Betlemme
1° marzo - giornata di sensibilizzazione e di preghiera

Materiali:
Il sito di paxchristi
L'intervista radiofonica a Elisabetta Tusset
è disponibile anche un DVD: l'ho usato ad un incontro con ragazzi 17enni lunedì, evidenzia bene la sproporzionalità del muro
Piccola Betlemme, sempre più piccola dal recinto che ti chiude. Mi hai ospitato tre volte negli ultimi 7 anni: la prima volta era il Giubileo ed attendevi Giovanni Paolo II, la seconda volta il muro era appena cominciato ed Arafat era morto da poche ore, la terza rimasi muta davanti al tuo dolore - il dolore di chi vede partire sempre più giovani dalla propria terra perché non c'è lavoro né futuro. Non c'è vita.
Piccola Betlemme, la tua colpa è stata quella di aver permesso il passaggio di molti giovani palestinesi che andavano a farsi esplodere a Gerusalemme. Ecco perché ora ti stanno soffocando lentamente, sempre più.
I turisti-pellegrini (più turisti che pellegrini), la tua più importante risorsa economica, dopo anni in cui quasi non si vedevano più, ora arrivano in pullman, il giro di Natività-campodeipastori-grottadellatte. Tempo 2 ore e son già ripartiti. Alcuni si fermano nei tuoi negozi (questo si ti aiuterebbe), pochi si fermano per la notte.
Sembra una cosa da poco ed invece è fondamentale: personalmente, a chi mi dice che va in Terra Santa chiedo subito se si ferma a dormire a Betlemme. I turisti non si fermano, i pellegrini sì. E' segno di attenzione per i betlemmiti, da' loro la possibilità di lavorare (dal cameriere d'albergo a chi intaglia il legno dei piccoli souvenir). I betlemmiti non vogliono elemosina, vogliono la dignità del lavoro, il pane sudato.
Piccola Betlemme, chi ha più ragione tra israeliani e palestinesi? Me lo chiedono sempre. Ma tra due giovani con la pistola puntata uno contro l'altro dov'è la ragione? vedo solo follia.
La speranza è la mia unica follia.
la PORTA dell'UMILTA'
(Betlemme - Basilica della Natività)
foto di Giacomo Viali

Come la cerva tende ai corsi d'acqua,
così l'anima mia si distende a te, o Dio.
L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
quando verrò e vedrò il volto di Dio?
Le lacrime sono mio pane giorno e notte,
mentre mi dicono sempre "Dove è il tuo Dio?"
Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge:
attraverso la folla avanzavo tra i primi
fino alla casa di Dio,
in mezzo ai canti di gioia
di una moltitudine in festa.
Perché ti rattristi, anima mia,
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

foto di Giacomo Viali - Ein Avdat - Terra del Santo, agosto 2006
about me
io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
sul comodino
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
sulla scrivania
Amos Oz, Contro il fanatismo
in borsa
Carretto - Balducci,
La santità della povera gente