L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità
Sognare gratis
Quanto costano i sogni?
quanto costano i sogni che ho dentro?
E di chi sono i sogni che ho dentro?
Sognare è gratis, dice qualcuno.
Non è vero.
Sognare costa:
la fatica che ogni giorno ho fatto per realizzarli.
Le spese sostenute dai miei genitori per sostenermi.
Sognare costa.
Pensavo questo mercoledì quando ho lasciato l'auto a 1200 metri
e son salita a piedi fino ai 1600 tra i colori dell'autunno
(la cima della foto)
Uno scoiattolo mi ha tagliato il sentiero senza girarsi,
i camosci stavano di guardia dai cacciatori.
Io pregavo ed ascoltavo.
Scegliere richiede silenzio.
Gusta il sapore dei giorni
Non farti rubare i sogni
e non dimenticare mai, mai, quel giorno davanti alla Croce, chi ti era affianco commuoversi di fronte alla follia di Cristo.
Non c'è ragione, non c'è sentimento.
Solo la battaglia tra morte e vita: o fai di tutto per vivere o fai di tutto per morire.
Vivi.

Il roveto ardeva senza consumarsi.
Quante volte ci consumiamo senza bruciare?
Foto di Giacomo Viali (2006)



L’Asino e il Bue erano in ritardo.
"Corri stupido! Tu e il tuo faccio l’ultimo riposino. Ora rischiamo di arrivare che è già tutto finito", disse l’Asino. "Guarda che sei tu quello che doveva finire le ultime spese, quante volte ti ho detto che si fanno dopo, quando ci sono gli sconti" ribatté il Bue.
Correvano al galoppo l’Asino e il Bue, correvano per il campo dei Pastori, tutto buio, solo un fuoco e alcune voci lontano. Correvano al galoppo e si diressero a Betlemme.
"Qui qui, ecco l’albergo, Giuseppe mi ha detto che avrebbero cercato posto qui"
"In un albergo? Ma mi pareva di ricordare che non fosse qui l’altra volta"
"Certo che è qui: dove vuoi trovare panettone e pandoro? E il cotechino? E il pasticcio? Il pranzo si fa qui"
E così suonarono il campanello.
"chi è? Ah, siete quelli dell’anno scorso!"
Si apre una porta e una voce da in fondo al corridoio "Ragazzi! Sempre in ritardo, tutti gli anni. E’ mai possibile che non arriviate puntuali"
"Scusa Giuseppe, c’è ancora posto?"
"Beh ovvio che noi facciamo sempre il pienone e posto non ce n’è mai, ma per voi teniamo sempre qualcosa. Dai, sbrigatevi."
E l’Asino e il Bue trovarono posto. In albergo.
Certo che se non si fossero ricordati di loro, chissà dove sarebbero finiti.
Magari in una stalla.
Ma dico, avete mai visto l’Asino e il Bue in una stalla?
Il pudore delle parole
Ciò che mi impedisce di scrivere, e in questo momento di parlare, è che so quale uso si possa fare di queste parole: il mio tentativo è quello di provocarmi, è quello di convertirmi a Cristo, di affidarmi a Lui nella Grazia, non come trottola intorno alla Parola, ma come seme che si perde nella terra.
Fino a fiorire.
Ciò che mi impedisce di scrivere è l’uso che si possa fare delle mie parole: usarle perchè sono “belle”, perché “suonano bene”. Ed allora preferirei dover tacere che parlare, preferirei contemplare il silenzio. Invece devo parlare, invece devo scrivere. Invece devo inseguire ogni articolo, ogni preposizione, ogni timida virgola e sperare che siano frasi di senso compiuto.
Ci vuole coraggio per dire tutto ciò.
Donami coraggio, Signore.
io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole
leggi i racconti dalla Terra Santa
guarda le foto
"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
Amos Oz, Contro il fanatismo
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