artisan de paix

L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità

mercoledì, 28 dicembre 2005

Di questa benedetta laicità

Questo è un post che non dovrei scrivere, ma che scrivo lo stesso.
Raccontavo un mese fa che ho da poco iniziato la pratica forense.
Faccio pratica in uno studio civile nella mia città e collaboro con un avvocato in un altra che si occupa di immigrazione, andando in giro a conferenze e seminari (da gennaio dovrei riuscire ad andare anche ad ascoltar quel che si dice in un paio di sportelli legali della mia provincia).

Ora, dovete sapere che a questi due miei avvocati di riferimento ho dato un nome: il Rosso e il Nero (cliccando si aprono disegni loro somiglianti).
Mettiamo subito in chiaro: se pensate che i colori siano un riferimento politico...beh, avete indovinato.
Il Nero ammette esplicitamente di non sopportare gli stranieri (però mi lascia portarli in studio) e cerca di spiegarmi che il razzismo non esiste (è un dicorso interessante), mi spiega la storia secondo lui, ce l'ha  con il comunismo (ma di più con i Verdi: "l'aviaria era una scusa per chiudere la caccia, lo so!") ed è cacciatore (domani sera cena di cinghiale cacciato da lui per tutto lo studio!).
Il Rosso ha lavorato quindici anni in Cgil, va a manifestare e fare sciopero in piazza con i lavoratori o alle manifestazioni per la pace, si occupa di immigrati, anche in sportelli di consulenza gratuita, da quasi vent'anni.

Ed io? Mi trovo bene con entrambi.  [ps a scanso di equivoci: sanno l'uno dell'altro, più o meno]
Devo dire che a volte fatico un po' e che c'è il rischio della banderuola che sventola a seconda del vento di circostanza. Ma credo anche che l'etica professionale vada misurata in concreto. Per quanto impossibile, ci provo.
Perché sono due le cose che il Rosso e il Nero hanno in comune.
La prima è la professionalità. Indiscussa in entrambi - e nel mondo in cui sto entrando non mi par cosa da poco!
La seconda...è l'opinione sulla Chiesa Cattolica.
Tanto che un'amica m'ha chiesto "Ma un Bianco, no? non sarebbe meglio?". Uhm... no, non credo sarebbe meglio.

Sto cominciando a pensare che nella propria FEDEltà alla vita, il rischio sia quello di credere che la fede si concretizzi in una prassi politica, in un colore piuttosto che in un altro, andando così a confondere fede e ideologia.
Ora trovarsi in contesti così diversi mi costringe a confrontarmi con enormi pregiudizi. Anche (e soprattutto) quando non ne ho voglia.
Per esempio, che cosa vuol dire un Dio che si incarna e si fa uomo in realtà come quelle che incontro?

Postato da: etty a 22:21 | link | commenti (3)
diariodiviaggio


Commenti
#1   29 Dicembre 2005 - 09:11
 
Che le tue parole e i tuoi gesti devono essere sempre gli stessi, ma che non puoi scegliere le persone.
Quella è la sfida.
P.S. Ma perchè la cosa funzioni devi fare le tue scelte, anche politiche...
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#2   29 Dicembre 2005 - 11:40
 
La paura di scegliere mi ha solo che danneggiato. Mi sono ritrovato a confondere i sì con i no ed ancora raccolgo i cocci. Sto capendo questo: la Volonta la Libertà sono alla base della Fede e della Vita. Sta a noi scegliere e volere. Tu cosa vuoi davvero?
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente GialloLibero

#3   29 Dicembre 2005 - 23:53
 
per rob. carnesalli: verrà anche il momento delle scelte. Ma questo è il momento dell'ascolto

per GL: di primo impulso ti direi "fare della mia vita un dono"
ma poi c'è un altro discorso, che merita un post tutto suo. Un post sulla volontà e la libertà. Chissà se avrò il coraggio di scriverlo...
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questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
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