L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità
"La bellezza salvera' il mondo" (D.M.Turoldo)
Esistono ebrei buoni ed ebrei cattivi? Esistono arabi buoni ed arabi cattivi?
Scusate se le domande vi sembrano retoriche, ma qui la tentazione - fortemente "europea" secondo me (capitemi!) - e' questa: quella di dividere in buoni e cattivi, in oppressi ed oppressori, in angeli e diavoli. Come se potessimo deciderlo noi. Vivo questa tentazione, qui soprattutto. Lotto contro di essa, cammino pericolante su questo "ciglio della strada".
E invece no. Ricordati della complessita', a cui stai dedicando la tua tesi, ricordati di questo mondo che spesso non puoi com-prendere. Stare dentro.
"Noi dobbiamo sperare, anche se intorno a noi ci vogliono tenere divisi, siamo tutti fratelli ed abbiamo il dovere di sperare"
Queste le parole stamattina di abuna Elias Chacour (vedi foto), direttore dell'Universita' di Ibilin, che oggi ha inaugurato la nuova Chiesa con un concerto (La creazione di Hayden) a cui erano presenti arabi cristiani ed ebrei.
Per incontrarlo ho rinunciato al suq e viaggiato con due suore, di cui una sprint alla guida (di quelle che spuntano da sopra il volante e ti chiedi se arrivano ai pedali;)). Ne e' valsa la pena. La sua serenita', la sua speranza. La sua presenza a dirti che sperare non e' folle. O forse e' l'unica follia possibile?
La musica, poi, ancora unisce. (e anche addormenta il signore davanti a me con il suo bimbo che poi li faceva il solletico...). "Se Abramo ora ci guarda, nostro unico padre, e' contento di vederci insieme" conclude abuna Elias.
NB Abuna Elias Chacour e' melchita ma non sposato. L'abuna Elias melchita sposato di cui parlavo ieri lo incontrero' domanittina. Pare qui diversi preti si chiamino Elias!
PS grazie al profeta Anania che scrive nei commenti - pubblicamente posso affermare la mia vocazione: quella di esser laica. Perche' anche vivere nel mondo e' una vocazione, un esser chiamata alla vita piena, un esser chiamata ad inter-cedere nel suo senso etimologico: camminare in mezzo, tra le persone, e raccoglierne i pensieri. Solo questo mi viene chiesto. Ci provo.

io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole
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"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
Amos Oz, Contro il fanatismo
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