L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità
Sulla linea di un confine sottile
Provo a far un po' d'ordine, nei pensieri, nelle parole, ma le emozioni corrono veloci in questo mio viaggio da equilibrista. Poco fa ero sul tetto della casa di un'amica, si vedeva il Libano proprio li', sembrava di toccarlo. E qui il villaggio arabo (l'ultimo a cadere nel 1948) e il villaggio ebreo a spezzarne il percorso: questo e' la versione araba della cosa naturalmente. Cambi interlocutore e cambia il racconto, come girare una moneta, una banconota: riusciro' a guardarla in controluce e vederne la filigrana?
Qui si sta bene, e' tranquillo: gli arabi israeliani (nazionalita' araba e cittadinanza israeliana) studiano arabo, ebraico e inglese. Ora anche gli ebrei hanno cominciato a studiare l'arabo. C'e' diffidenza, si sente. Ma c'e' molta voglia di vivere, di lavorare, di avere una famiglia. C'e' voglia di pace - la gente e' stufa della guerra, se mai qualche politico decidesse di far leva su questo, gliene sarei grata, please.
Che faccio? ho una girandola d'incontri: sono appena stata a conoscere una famiglia con 6 figli, uno di questi (15anni) e' da poco guarito dalla leucemia ed appassionato di calcio, un altro e' in USA per studiare musica, la figlia piu' grande sta tentando di entrare a medicina (ci sono pochissimi posti). Il padre ha messo su' una scuola di calcio visto la passione del figlio: cosi' la sottoscritta con un passato da calciatrice ha lanciato la sfida, nei prossimi giorni giochero' contro il piu' piccolino, 8 anni! Speriamo di far una bella figura! Lui ha un bellissimo completo con la maglietta del brasile! Il tutto mentre si sorseggiava il caffe' arabo e una delle figlie mi ha letto i fondi...
Stamattina nella scuola delle suore: gli occhi dei bambini su di me, straniera, che mi fissano. Sorpresi e dolci. (no, non e' arrivata una nuova maestra). E loro biondi e mori, dai tratti europei, arabi, drusi (gia', europei: causa i crociati arrivati qui vicino...). Le suore sono veramente fantastiche, sentire delle vicentine parlare arabo lascia di stucco!
Mi rendo conto di quale fortuna e' essere qui, tutti sono gentilissimi, continuano ad offrirmi da mangiare, da bere (stamattina volevo solo latte e biscotti, e avevo una tavola imbandita anche con uova, affettato, cetriolo, pomodoro ect. quasi litigavo a dir che non riuscivo a mangiare quella roba li' al mattino!). Tutti mi dicono se sto con loro, se passo una serata qui, un'altra la' e ho un po' paura che per esser gentile con qualcuno poi magari scontenti qualcun altro...
Domani ho un appuntamento con adalah, domenica con un parroco italiano che vive qui da una vita. Storie di vita, occhi che ti fissano e ti chiedono che fai qui, in questo piccolo villaggio di 3 mila persone. Volti da portare a casa.

io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole
leggi i racconti dalla Terra Santa
guarda le foto
"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
Amos Oz, Contro il fanatismo
Carretto - Balducci,
La santità della povera gente
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