L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità
Dietrich Bonhoeffer, 8 giugno 1944: Non condannare, non maledire, ma benedire. Benedire, cioè mettere la mano su qualcosa e dire: tu appartieni, nonostante tutto, a Dio. Così noi facciamo con quel mondo che ci infligge tali sofferenze lo invitiamo a venire verso Dio, gli diamo speranza, mettiamo la mano su di lui e diciamo: la benedizione di Dio venga su di te e ti rinnovi, sii benedetto, tu mondo creato da Dio.” (totale) “La risposta del giusto, alle sofferenze che il mondo gli infligge, si chiama: benedizione. Questa è stata la risposta di Dio al mondo che ha inchiodato Cristo alla croce: benedizione. Dio non ricambia con la stessa moneta, e allora neanche il giusto deve farlo. Non condannare, non maledire, ma benedire. Se non fosse così, il mondo non avrebbe più speranza. Dalla benedizione di Dio e del giusto il mondo riceve vita ed ha un futuro. Benedire, cioè mettere la mano su qualcosa e dire: tu appartieni, nonostante tutto, a Dio. Così noi facciamo con quel mondo che ci infligge tali sofferenze. Noi non lo abbandoniamo, non lo rigettiamo, non lo disprezziamo, non lo malediciamo, ma lo invitiamo a venire verso Dio, gli diamo speranza, mettiamo la mano su di lui e diciamo: la benedizione di Dio venga su di te e ti rinnovi, sii benedetto, tu mondo creato da Dio, che appartieni al tuo Creatore e Salvatore. Noi abbiamo ricevuto la benedizione di Dio nella gioia e nel dolore. Ma, chi è stato benedetto, non può fare altro che trasmettere questa benedizione. Sì, egli deve essere, là dove si trova, una benedizione. Il mondo può essere rinnovato solo dall'impossibile; questo impossibile è la benedizione di Dio.” Benedizione
”La risposta del giusto, alle sofferenze che il mondo gli infligge, si chiama: benedizione.

io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole
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"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)
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