L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità

Domattina partono gli ultimi clienti della Rep. Ceca. Ho calcolato che 7 settimane a 90 cechi più l'ottava settimana con una trentina, fanno più di mille cechi. Su una popolazione di 10 milioni di abitanti, son un piccolo ma significativo campione.
Il cliente ceco ha il vantaggio di non chiedere mai niente, di farsi i fatti suoi. Esce alle 8 di mattina e torna alle 18. Come non averlo. Il cliente italiano invece vuol esser coccolato, è tendenzialmente pigro al mattino e arriva in ritardo a cena.
I lati negativi del cliente ceco sono l'uso delle cose. Le persone più anziane, soprattutto, hanno poca cura delle cose, siano le porte di ingresso lasciate aperte, i muri delle stanze rovinate, le manopoline regolatrici dei termosifoni sparite.
Noi italiani siamo sicuramente più puliti (almeno una doccia al giorno, tornati dalla piste di sci) e c'è maggior cura delle stanze. Ed in vacanza vogliamo spendere: se la vacanza costa 100, ne spendiamo almeno altri 100 tra bar, ristorante ed extra varie.
Succede quindi che sebbene gli stipendi medi in Rep. Ceca siano più bassi dei nostri (un operaio prende sui 400-500 euro, un impiegato sugli 800), loro stiano letteralmente prendendo d'assalto le Dolomiti in questi anni. Non spendono un euro, anche quelli che economicamente stanno bene, si portano tutto da casa (pane, salame, casse di birra, frutta...).
Noi italiani non facciamo più settimane bianche, al massimo andiamo in montagna qualche week-end. Da un lato le difficoltà economiche di molti, dall'altro perché mete low coast fanno una concorrenza spietata.

io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole
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"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
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