L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità
del sole a Penia - lettera agli amici
carissimi,
mi ero ripromessa in questi giorni di chiamare, rispondere agli sms natalizi e di compleanno, e di ristabilire un po' di contatti.
Eppure i '3 giorni tranquilli' non sono stati tali.
Cerco di recuperare un po' con questa mail, non me ne abbiate se non mi faccio sentire in un modo più caloroso.
Avessi il tempo scriverei una lettera a mano per ciascuno e la imbucherei come si faceva una volta.
Alcune cose di quassù: Penia è l'ultimo paese (anzi: frazione) della Val di Fassa. Sto imparando a conoscerne la storia, le persone, i vicini di casa.
Gente disponibile sempre ('se hai problemi chiama!'), ma so che difficilmente si apriranno con me, una giovane, donna e di città.
Le disavventure non sono mancate, ho già conosciuto l'idraulico (blocco di caldaia al 3o giorno), l'elettricista (perché la sera di capodanno tutti si fanno i capelli con phon e piastra, ti succede un normale black out alle 19.45, basterebbe aprire il contatore enel e tirar sù... peccato che l'elettricista abbia l'unica chiave e la copia sia
all'interno del contatore. Credo che il Signore abbia guardato giù, altrimenti l'elettricista non l'avrei trovato!), i vigili del fuoco il giorno del mio compleanno (perché a 16 anni se sei claustrofobico, quale modo migliore se non giocare con l'ascensore fino a che si blocca? di sera tardi, naturalmente, così il tecnico dell'ascensore ci avrebbe impiegato più di 2 ore ad arrivare e ti tocca chiamare i
pompieri - mi pareva di essere su un film americano mentre chiedevo alle 4 ragazzine bloccate al piano terra (!) 'come ti chiami? dove abiti? c'è qualche
ragazzo che in questo momento vorresti vicino a te? te lo chiamo?' e cavolate di questo tipo per evitare crisi di panico). Queste le 3 cose principali.
Poi ci son le cose belle, che meritano più spazio e che ti fanno andare avanti nei momenti di stanchezza.
C'è il rapporto con i clienti, chi ti racconta la loro vita, i dolori, chi ti ringrazia per esser stato bene, chi ti parla dei suoi figli, chi dopo aver fatto uno spettacolino vestito da clown con i palloncini per i bambini, lo fa anche per te e per il tuo aiuto per farti sorridere un po' perché ti vede stanca, chi vuole offrirti il caffé al bar, chi ti fa ridere perché cammina con tacco 12 sul ghiaccio, chi ti chiede se hai visto il suo guanto mentre stai con i vigili del fuoco a tentar di far uscire 'ste minorenni
dall'ascensore.
C'è il rapporto con questa terra, queste montagne, questa neve.
Ti ricordano che sei creatura, non creatore.
Ti ricordano che il tempo non è l'orologio ma il sole che nasce.
C'è la notte di luna piena di Natale, a ciaspolare sul letto del fiume Avisio scoprendo orme di cervo, volpe e mufflone. C'è il cerbiatto che ha fatto il giro dell'albergo ed incantato tutti i bambini.
C'è il bar Penia dove andare a salutare e chiedere consiglio. C'è la cooperativa dove comprare frutta e verdura e sbaglio sempre qualcosa (porta d'ingresso, parcheggio, documento di trasporto .... ogni volta mi guardano e pensano 'l'è mat'), c'è il panificio da chiamare dopo mezzanotte per il pane del mattino dopo.
C'è un gatto che tenta di entrare nell'albergo.
Ci sono i fornitori che passano a cui offri da bere.
C'è la banca ed il commercialista per sbagliare sempre orario di apertura.
C'è una coppia che in segno di riconoscenza mi han prestato ciaspole e bastoni di nascosto dai datori di lavoro (e devo ancora provarle sigh!)
C'è un pulmino da otto posti da guidare che mi par di aver un elefante e mi servono sempre 2 posti auto per il parcheggio.
C'è il vigile che mi guarda passare con il pulmino.
C'è la Messa parrocchiale
C'è la cappella affianco alla mia stanza ed il Santissimo, lì, quasi una sorpresa. Un prete me l'ha lasciato senza dirmi niente. Ora passo a salutare prima di andare a dormire.
C'è il campanello che è suonato alle 5.30 per 2 mattine e non so chi sia
C'è Penia, poche case, dove d'inverno non batte mai il sole. Il primo paese con il sole si chiama Alba.
L'altro giorno osservavo: il sole ora mi arriva in un piccolo angolo della hall per circa 15 minuti a pranzo. L'ho visto, mi son avvicinata e mi son seduta lì per prenderlo tutto.
Buon 2008

io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole
leggi i racconti dalla Terra Santa
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"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
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