"Tu non sei di qui"
Quanto mi ha fatto male questa frase, ripetuta per anni ed anni.
Quando avevo 10 anni, cambiammo casa ed andammo a vivere da un'altra parte della mia piccola città di provincia.
Il nuovo quartiere aveva ed ha tutt'ora un campo rom.
Finii le elmentari nella vecchia scuola (all'epoca, una scuola sperimentale in quanto era l'unica della città con il tempo pieno) ed iniziai le medie nelle scuole di quartiere.
Un trauma.
Mica per i rom, no, con loro giocavo a calcio. Con gli italiani.
Esistevano 2 sezioni, una a tempo normale - considerata la migliore - ed una a tempo pieno che raccoglieva gli scarti da tutta la città (fior fiore dei bocciati della città veniva lì a ripetere l'anno, c'erano insegnanti che rifiutavano la cattedra, pure) nonché i nomadi di cui sopra. Anche qualche immigrato, i primi dell'epoca. Erano gli inizi della guerra nell'ex-Jugoslavia.
ça va sans dire che io ero nella seconda sezione.
Ammetto di non aver mai fatto nulla per inserirmi nelle logiche del gruppo.
Le femmine ad esempio (così al tempo veniva chiamato il gruppo femminile, ben distinto dal gruppo maschile).
Esisteva una rigida gerarchia: se tizia litigava o faceva uno sgarro a caia, immediatemente si formavano due fazioni.
Tu da che parte stai? ti veniva chiesto
Alla fine vinceva chi riusciva ad attirare dalla propria parte tutte le femmine e la perdente - lasciata da sola per ricreazioni e ricreazioni - era costretta a chiedere umilmente scusa.
Stare dalla parte di una significava infatti non rivolgere la parola all'altra, pena l'esclusione del gruppo.
Mi rendo conto ora che il corso di geopolitica che ho seguito in Francia è stato perfettamente inutile, avendo già fatto pratica di teoria realista alle medie.
Ora io, malcapitata, queste regole non le capivo ed inetta com'ero continuavo a farmi i fatti di tutte, a chiacchierare con chiunque, rendendo così inutile la guerra in corso.
Che non crediate che avessi un ascendente particolare o fossi leader del gruppo: semplicemente ero la più brava in matematica e passavo sistematicamente i compiti. Avevano paura, che vi devo di', di dover studiare matematica.
Ma quando è troppo è troppo, mi dissero un giorno che mi permisi di chiacchierare con Candy, la ragazza rom, rea di aver risposto male alla capogruppo e quindi bandita da ogni gioco. Avevo oltrepassato ogni limite.
"Cosa ne vuoi sapere tu? tu non c'eri qui prima. Tu non le sai queste cose, non le puoi capire. Tu non sei di qui, non lo sai che cosa ci hanno fatto i nomadi"
Io non volevo cambiare casa, avevo i miei amici dov'ero prima.
Non fu la prima volta che mi sentii dire così.
Finché non ho cambiato compagnia, a 16 anni. Ed allora mi hanno tacciato di traditrice. Che strana la vita.
Strana perché allora non rispondevo, stavo male ad esser straniera, italiana tra italiani; oggi invece ci sto costruendo il mio futuro professionale, passo passo. Ci ho pure scritto un libro.
Se le rivedo quelle dovrò pure ringraziarle.
about me
io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
sul comodino
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
sulla scrivania
Amos Oz, Contro il fanatismo
in borsa
Carretto - Balducci,
La santità della povera gente