artisan de paix

L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità

giovedì, 11 ottobre 2007

Tra due mesi entro in guerra.
Significativa l'analisi sull'intelligenza collettiva:

"
L’aspetto più interessante di questo esame è che rappresenta un singolare caso di intelligenza collettiva. Migliaia di persone che lavorano congiuntamente e contemporaneamente ad uno stesso problema rappresentano un caso degno degli studi sociologici più blasonati. (...)
I candidati si comportano come singoli neuroni di un unico cervello, e le sinapsi tra gli stessi sono quelle create durante gli anni di studio all’università e durante gli anni di pratica, oppure quelle dovute alla vicinanza geografica di banco o create alla coda per il bagno. Ad ogni sinapsi i singoli neuroni attribuiscono un diverso valore a seconda di quanto si reputa attendibile la fonte.
Le differenze nelle metodologie di approccio ai problemi e nel grado di intelligenza dei candidati porta ad esplorare tutte le possibili alternative, anche le più assurde e illogiche.

In breve tempo tutti gli esaminandi giungono alle stesse conclusioni e lavorano sinergicamente per la soluzione del problema. Difficilmente sarebbe ipotizzabile un sistema complesso e organizzato composto da tante persone che in così breve tempo è in grado di giungere ad una soluzione. Nelle grosse aziende così come negli uffici pubblici troppo spesso ci vogliono giorni solo per contattare una persona: un sistema di comunicazione che permetta a migliaia di persone di comunicare e condividere in tempo reale un lavoro sarebbe assolutamente impensabile."

Postato da: etty a 19:11 | link | commenti
praticanteavvocato


Commenti
 

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io non voglio
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voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza

Etty Hillesum, 1943

perché
"artisan de paix"?

storia del mio viaggio in Terra Santa

questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole

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"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)

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