artisan de paix

L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità

venerdì, 14 settembre 2007

Sarei finita in Sudafrica

Ieri sera al Centro Abramo, sportello di consulenza legale per immigrati.
Si presenta una mamma della Costa d'Avorio e racconta la storia di sua figlia.
Era dal 2005 che la procedura di ricongiungimento era in corso, non si riusciva ad ottenere il visto d'ingresso all'Ambasciata, nonostante l'esame del DNA e quello del polso* avessero confermato che fosse sua figlia e minore di 18 anni.
La ragazza ha ormai 16 anni e rimane incinta. Tenta di abortire, la zia la caccia di casa.

"E poi?"
"Ora è qui"
"Come?"
"E' arrivata da sola. Ha partorito il mese scorso"

Una ragazza ivoriana di 16 anni incinta che arriva da sola dalla Costa d'Avorio all'Italia passando per la Spagna. Senza documenti.
Come ha fatto? Chi ha incontrato lungo la strada? Come funzionano le rotte senza mappamondi? Cosa avrà pensato la sua famiglia in quei mesi?
Il permesso di soggiorno dovrebbero darglielo solo per esser ancora viva.
Sarei finita in Sudafrica, io.

* "l'esame del polso", come lo chiamiamo in gergo, è l'esame all'osso per stabilire l'età. Alcune Ambasciate lo usano per stabilire se il figlio in questione è minorenne o meno. Per il mondo scientifico non è un metodo certo ed attendibile, per la Cassazione invece sì.

Postato da: etty a 00:43 | link | commenti (1)
pensiericlandestini


Commenti
#1   14 Settembre 2007 - 12:55
 
Tanto dolore
solo un muro di lacrime
lo può arginare.
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Commenti
 

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questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
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