L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità
Un marito, due figli ed uno in arrivo questo mese.
I modi gentili, l'abbigliamento semplice e pulito.
Si apre e mi racconta le sue difficoltà: non riesce a pagare l'affitto da 7 mesi, il permesso di soggiorno e tutto il resto.

Ma perché ho scelto di intraprendere la professione forense in questo settore? Perché non scegliere qualcosa di più asettico come il campo bancario-creditizio oppure il societario? Dove non incontri le persone ma solo persone giuridiche, capitali investiti, rami d'azienda trasferiti? Al massimo un contratto d'appalto poco chiaro. Potrei cominciare a prendere qualcosa, pensare al mio futuro. Sistemarmi.
Me lo sento ripetere almeno una volta a settimana, da amici o conoscenti*.
Dalla mia famiglia no, loro hanno capito. Che non sarei felice altrimenti.
Anche se si sta male, ti bruciano gli occhi perché non puoi fare niente.
* avrei risposte pronte, argomenti intelligenti, grafici di prospettive, bilanci di previsione. Ma ormai non dico più nulla. Guardo negli occhi e penso a quanto tempo ci perdiamo dentro domande inutili. Lo so benissimo che nel settore immigrazione non farò i soldi, ma non credo sia difficile arrivarci senza chiedermelo...

io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole
leggi i racconti dalla Terra Santa
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"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
Amos Oz, Contro il fanatismo
Carretto - Balducci,
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