Sulla pluriformità culturale dell’unica fede cristiana degli inizi
"secondo l'opinione comune di oggi, il cristianesimo sarebbe una religione europea, che avrebbe poi esportato la cultura di questo Continente in altri Paesi. Ma la realtà è molto più complessa, poiché la radice della religione cristiana si trova nell'Antico Testamento e quindi a Gerusalemme e nel mondo semitico. Il cristianesimo si nutre sempre a questa radice dell'Antico Testamento. Anche la sua espansione nei primi secoli si è avuta sia verso occidente – verso il mondo greco-latino, dove ha poi ispirato la cultura europea – sia verso oriente, fino alla Persia, all'India, contribuendo così a suscitare una specifica cultura, in lingue semitiche, con una propria identità."
Benedetto XVI, udienza generale, 28 novembre 2007
Come dicevo a qualcuno, devo decidermi a scrivere al Papa una lettera del seguente tenore:
Caro Santo Padre,
potreste spostare la diretta dell'Angelus domenicale al sabato?
Così da dar modo ai poveri parroci di copiare quel che Voi dite. Non se ne può più di omelie di 15-20 minuti che commentano i fatti della settimana invece che il Vangelo quando basterebbero poche frasi, 5 minuti al massimo.
Perché io mi scandalizzo: 15 su 45 minuti di omelia, rappresentano il 30% della S. Messa. Ovvio che poi la gente qui in città non va a Messa in parrocchia, ma dove c'è "un prete che fa' belle prediche".
Chiedo solo Pane e Parola. Di vita eterna.
Diritto ed immigrazione per non vedenti / 3
Decreto flussi 2007: ritenta sarai più fortunato.

Parola magica: decreto flussi. Nonché quote, nulla osta, autorizzazione al lavoro.
Sono pronta per l'assalto di questo pomeriggio quando debutterò come consulente per l'immigrazione davanti ad una quindicina di operatori di sportello.
L'assalto sarà dovuto visto che le domande che mi verranno fatte saranno senza risposta.
Premessa: sento spesso dire "gli immigrati non vogliono mettersi in regola". Personalmente, non ne ho ancora incontrato uno.
Credo sia più corretto dire "gli immigrati non possono mettersi in regola".
Tecnicamente la prima assunzione deve essere fatta dall'estero ovvero stando alla lettera della norma il datore di lavoro assume l'extracomunitario residente all'estero, con nome e cognome, senza conoscerlo ed impiegherà mediamente dai 12 ai 18 mesi per completare l'assunzione.
Il modello organizzativo è quello vigente per gli italiani negli anni '80 e '90 quando era necessaria un'autorizzazione al lavoro per essere assunti, con la particolarità che le quote sono definite (nel decreto flussi, appunto) e finiscono in pochi minuti.

Come scontentare tutti:
- i datori di lavoro perché è di fatto impossibile assumere un lavoratore (e per alcune maestranze di italiani non ce ne sono più)
- gli immigrati perché un permesso di soggiorno è un certificato di stato in vita
- Inps e quant'altro perché 12-18 mesi per l'assunzione significa perdere un bel po' di contributi
Modelli alternativi?
Fatto salvo la regolarizzazione - che dovrebbe essere l'eccezione ed invece in Italia è diventata la regola - non se ne vedono. Non conosco neppure studi che propongano modelli alternativi, al di là di timide proposte di liste e corsi di italiano nei consolati.
Quanto al prossimo decreto flussi, l'attuale governo ha optato per il gioco delle 3 scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.
L'ultimo decreto flussi (marzo 2006) è noto all'opinione pubblica per le file notturne di immigrati clandestini davanti alle Poste e le forze dell'ordine che avevano ricevuto l'ordine di non intervenire (niente espulsioni, nessun controllo, al massimo qualche transenna per evitare risse). Tutti sapevano e facevano finta di non vedere.
Il prossimo decreto flussi quindi verrà fatto via internet "anche con il computer di casa". Così nessuno vedrà le code alle Poste. Perché oggigiorno ciò che non si vede non esiste. Geniale.
Ancora mi chiedo però se al Ministero dell'Interno non siano impazziti.
Non m'intendo di pc, ma mi chiedo quale mega-server possa supportare 400 mila pc che si connettono nello stesso istante. Mi pare una procedura pensata per fallire.
E se qualche ministeriale passasse di qui con la ricerca Google per le prossime parole che sto per scrivere, risponda anche alla domanda: non è che un hacker potrebbe approffittare della situazione ed entrare nel Ministero dell'Interno?
E simulare un attacco terroristico?
D'altra parte in futuro non esisteranno più scioperi, discese in piazza e quant'altro, ma si organizzeranno strike - on - the - net: ci si connetterà nello stesso istante, anche stando comodamente al lavoro, al server del malcapitato datore di lavoro od istituzione verso cui s'intende protestare, crashando il server e danneggiando l'home page.
"Tu non sei di qui"
Quanto mi ha fatto male questa frase, ripetuta per anni ed anni.
Quando avevo 10 anni, cambiammo casa ed andammo a vivere da un'altra parte della mia piccola città di provincia.
Il nuovo quartiere aveva ed ha tutt'ora un campo rom.
Finii le elmentari nella vecchia scuola (all'epoca, una scuola sperimentale in quanto era l'unica della città con il tempo pieno) ed iniziai le medie nelle scuole di quartiere.
Un trauma.
Mica per i rom, no, con loro giocavo a calcio. Con gli italiani.
Esistevano 2 sezioni, una a tempo normale - considerata la migliore - ed una a tempo pieno che raccoglieva gli scarti da tutta la città (fior fiore dei bocciati della città veniva lì a ripetere l'anno, c'erano insegnanti che rifiutavano la cattedra, pure) nonché i nomadi di cui sopra. Anche qualche immigrato, i primi dell'epoca. Erano gli inizi della guerra nell'ex-Jugoslavia.
ça va sans dire che io ero nella seconda sezione.
Ammetto di non aver mai fatto nulla per inserirmi nelle logiche del gruppo.
Le femmine ad esempio (così al tempo veniva chiamato il gruppo femminile, ben distinto dal gruppo maschile).
Esisteva una rigida gerarchia: se tizia litigava o faceva uno sgarro a caia, immediatemente si formavano due fazioni.
Tu da che parte stai? ti veniva chiesto
Alla fine vinceva chi riusciva ad attirare dalla propria parte tutte le femmine e la perdente - lasciata da sola per ricreazioni e ricreazioni - era costretta a chiedere umilmente scusa.
Stare dalla parte di una significava infatti non rivolgere la parola all'altra, pena l'esclusione del gruppo.
Mi rendo conto ora che il corso di geopolitica che ho seguito in Francia è stato perfettamente inutile, avendo già fatto pratica di teoria realista alle medie.
Ora io, malcapitata, queste regole non le capivo ed inetta com'ero continuavo a farmi i fatti di tutte, a chiacchierare con chiunque, rendendo così inutile la guerra in corso.
Che non crediate che avessi un ascendente particolare o fossi leader del gruppo: semplicemente ero la più brava in matematica e passavo sistematicamente i compiti. Avevano paura, che vi devo di', di dover studiare matematica.
Ma quando è troppo è troppo, mi dissero un giorno che mi permisi di chiacchierare con Candy, la ragazza rom, rea di aver risposto male alla capogruppo e quindi bandita da ogni gioco. Avevo oltrepassato ogni limite.
"Cosa ne vuoi sapere tu? tu non c'eri qui prima. Tu non le sai queste cose, non le puoi capire. Tu non sei di qui, non lo sai che cosa ci hanno fatto i nomadi"
Io non volevo cambiare casa, avevo i miei amici dov'ero prima.
Non fu la prima volta che mi sentii dire così.
Finché non ho cambiato compagnia, a 16 anni. Ed allora mi hanno tacciato di traditrice. Che strana la vita.
Strana perché allora non rispondevo, stavo male ad esser straniera, italiana tra italiani; oggi invece ci sto costruendo il mio futuro professionale, passo passo. Ci ho pure scritto un libro.
Se le rivedo quelle dovrò pure ringraziarle.
"Da qualche tempo sono diventata una “persona coraggiosa”. E’ uno status tipico dei malati di tumore." (L'insieme di Julia)
Il post di Julia che mi è piaciuto di più: L'Amica
“Mamma, quando anche tu diventi una nonna diventi anche amica di Maria?”
“Intendi Maria De Filippi?”
“Ma noooo! Maria, la mamma di Gesù. Lei ha meno amiche di te, ma le nonne sono tutte sue amiche.”
Qualcosa mi dice che a casa le vecchie glorie ci stanno danno dentro con i rosari.
Supereroi
La storia del bambino brasiliano che veste i panni di uomo ragno e salva la bimba vicina di casa poco prima che venisse inghiottita dalle fiamme mi pone 2 domande.
Quanto tempo ci ha messo a cambiarsi e ad indossare da solo la tuta da supereroe? Non rischiava di non fare in tempo?
E poi vorrei che il telegiornale mi raccontasse se ora la famiglia incendiata tornerà a vivere nella casetta in legno bruciata oppure se qualcuno l'aiuterà a trovar una nuova casa.
Lo so, questa seconda domanda non fa audience.
Indizio 3
about me
io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
sul comodino
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
sulla scrivania
Amos Oz, Contro il fanatismo
in borsa
Carretto - Balducci,
La santità della povera gente