L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità
Mi piaceva leggere i titoli dei libri.
Avevo 7 o 8 anni e mi sedevo sul pavimento o mi arrampicavo tra il divano ed il mobile. Dev'essere un'abitudine che mi è rimasta dentro se ancora oggi d'istinto leggo titoli nelle case altrui.
Ricordo che la mia casa è sempre stata piena di librerie piene di libri in ogni stanza. Come oggi, eccetto i bagni, ognuno a casa mia - non importa l'età - ha i suoi libri che girano per casa.
Leggevo titoli perchè i contenuti non sempre erano permessi. "Son troppo difficili. Non fanno per te. Quando sarai più grande".
Ricordo un nome che tornava spesso e ricordo a memoria tutti i suoi titoli. Se il sole muore, Niente e così sia, Un uomo, Penelope alla guerra, Inshiallah, Lettera ad un bambino mai nato.
Mi fu concesso solo quest'ultimo e la prefazione in un vecchio Zanna Bianca, gli altri rimasero ad aspettare. Poi però i giorni della rabbia e l'orgoglio ed un articolo sul Corriere che non mi piacque fecero cadere nel dimenticatoio quel nome. Non m'interessava più. E scomparve anche da casa, relegata sempre più indietro negli scaffali.
Qualche giorno fa l'Europeo ha pubblicato un numero speciale dedicato ad Oriana Fallaci con le sue interviste degli anni 60 e 70. Splendide. Al punto che i treni a singhiozzo a causa di un fulmine sulla mia linea giornaliera mi son sembrati una benedizione: avrei letto un'intervista in più!
Coco Chanel, Jayne Mansfield. Antonioni e la Vitti, Kissinger, il Vietnam. Fotografie che non esistono più.
Chi è la giornalista tanto osannata allora e sui cui oggi tutti si dividono?
Cartolina dal passato
Ogni tanto mi metto a cercare un vecchio file nel pc.
Un testo, una riflessione che ricordo di aver abbozzato ma non trovo più.
Riemergono ricordi.
Come in una vecchia scatola di scarpe dove si è nascosto un pezzo di diario. Come questo post.
Il maestro delle elementari è uno solo. Il mio si chiama Italo.
Era già vecchio allora, ma dentro era sempre giovane, sempre curioso, prendeva la nostra curiosità e le faceva fare il giro del mondo, sondando lo spazio aereo.
Mi faceva appassionare, mi spiegava le cose più difficili in maniera così facile, come il sistema binario in seconda elementare, la geometria con il Commodore 64 in prima, gli F16 in terza, e poi la mitologia greca, le piante andando a passeggio nei campi vicino alla scuola. Gli salivamo sulle ginocchia. L’ammiravamo. Gli andavamo dietro come pulcini.
L'ultima volta che l'ho visto è stato alla cena di classe del 2002.
Entro ed è la prima persona che vedo. Il tempo non ha cambiato il volto, ma i movimenti, quelli sì.
Noi, giovani ventenni, pieni di voglia di vivere, di racconti, di esperienze, sempre più veloci di vivere: quanti esami ti mancano, quando ti sposi?, dai raccontami del lavoro, e il calcio poi?
Lui, che di anni ormai ne ha più di 70, sempre più lento: come se il tempo (e un incidente stradale) avesse rallentato i movimenti, pur restando dentro lo stesso, ancora la mente lucida, i ricordi nitidi e precisi. Ma tutto lentamente.
Noi ci avviciniamo e gli raccontiamo le nostre vite.
Lui, ascolta i racconti, li fa suoi, è attento ad ogni parola, non ne vuole perdere una.
Lo facciamo a turno, come ci si accosta ad un confessore,
nel chiuso della sala immensa.
Lo facciamo a turno e poi ci allontaniamo con gli occhi lucidi, anche i ragazzi, sempre così spavaldi e allegri, si commuovono.
Lui ascolta lentamente.

G. ed E. si son sposati ieri, nel giorno della Natività di Maria, nella chiesa parrocchiale di lui dedicata a Maria. Perché non sono cose da poco queste.
io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole
leggi i racconti dalla Terra Santa
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"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
Amos Oz, Contro il fanatismo
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