artisan de paix

L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità

domenica, 23 settembre 2007

Lullaby - Ninna nanna di Goran Bregovic

Una maga di bolle di sapone

Gli adulti non capiscono

Le malvestite: un blog di (mal)costume&società


Postato da: etty a 15:18 | link | commenti
vagabondando

giovedì, 20 settembre 2007

Mi piaceva leggere i titoli dei libri.
Avevo 7 o 8 anni e mi sedevo sul pavimento o mi arrampicavo tra il divano ed il mobile. Dev'essere un'abitudine che mi è rimasta dentro se ancora oggi d'istinto leggo titoli nelle case altrui.
Ricordo che la mia casa è sempre stata piena di librerie piene di libri in ogni stanza. Come oggi, eccetto i bagni, ognuno a casa mia - non importa l'età - ha i suoi libri che girano per casa.
Leggevo titoli perchè i contenuti non sempre erano permessi. "Son troppo difficili. Non fanno per te. Quando sarai più grande".

Ricordo un nome che tornava spesso e ricordo a memoria tutti i suoi titoli. Se il sole muore, Niente e così sia, Un uomo, Penelope alla guerra, Inshiallah, Lettera ad un bambino mai nato.
Mi fu concesso solo quest'ultimo e la prefazione in un vecchio Zanna Bianca, gli altri rimasero ad aspettare. Poi però i giorni della rabbia e l'orgoglio ed un articolo sul Corriere che non mi piacque fecero cadere nel dimenticatoio quel nome. Non m'interessava più. E scomparve anche da casa, relegata sempre più indietro negli scaffali.

Qualche giorno fa l'Europeo ha pubblicato un numero speciale dedicato ad Oriana Fallaci con le sue interviste degli anni 60 e 70. Splendide. Al punto che i treni a singhiozzo a causa di un fulmine sulla mia linea giornaliera mi son sembrati una benedizione: avrei letto un'intervista in più!
Coco Chanel, Jayne Mansfield. Antonioni e la Vitti, Kissinger, il Vietnam. Fotografie che non esistono più.

Chi è la giornalista tanto osannata allora e sui cui oggi tutti si dividono?

 

Postato da: etty a 19:42 | link | commenti (3)
diariodiviaggio

lunedì, 17 settembre 2007

Cartolina dal passato

Ogni tanto mi metto a cercare un vecchio file nel pc.
Un testo, una riflessione che ricordo di aver abbozzato ma non trovo più.
Riemergono ricordi.
Come in una vecchia scatola di scarpe dove si è nascosto un pezzo di diario. Come questo post.


Il maestro delle elementari è uno solo. Il mio si chiama Italo.

Era già vecchio allora, ma dentro era sempre giovane, sempre curioso, prendeva la nostra curiosità e le faceva fare il giro del mondo, sondando lo spazio aereo.
Mi faceva appassionare, mi spiegava le cose più difficili in maniera così facile, come il sistema binario in seconda elementare, la geometria con il Commodore 64 in prima, gli F16 in terza, e poi la mitologia greca, le piante andando a passeggio nei campi vicino alla scuola. Gli salivamo sulle ginocchia. L’ammiravamo. Gli andavamo dietro come pulcini.

L'ultima volta che l'ho visto è stato alla cena di classe del 2002.
Entro ed è la prima persona che vedo. Il tempo non ha cambiato il volto, ma i movimenti, quelli sì.
Noi, giovani ventenni, pieni di voglia di vivere, di racconti, di esperienze, sempre più veloci di vivere: quanti esami ti mancano, quando ti sposi?, dai raccontami del lavoro, e il calcio poi?
Lui, che di anni ormai ne ha più di 70, sempre più lento: come se il tempo (e un incidente stradale) avesse rallentato i movimenti, pur restando dentro lo stesso, ancora la mente lucida, i ricordi nitidi e precisi. Ma tutto lentamente.
Noi ci avviciniamo e gli raccontiamo le nostre vite.
Lui, ascolta i racconti, li fa suoi, è attento ad ogni parola, non ne vuole perdere una.
Lo facciamo a turno, come ci si accosta ad un confessore,
nel chiuso della sala immensa.

Lo facciamo a turno e poi ci allontaniamo con gli occhi lucidi, anche i ragazzi, sempre così spavaldi e allegri, si commuovono.
Noi parliamo veloce.
Lui ascolta lentamente.

Postato da: etty a 00:33 | link | commenti
diariodiviaggio

venerdì, 14 settembre 2007

Sarei finita in Sudafrica

Ieri sera al Centro Abramo, sportello di consulenza legale per immigrati.
Si presenta una mamma della Costa d'Avorio e racconta la storia di sua figlia.
Era dal 2005 che la procedura di ricongiungimento era in corso, non si riusciva ad ottenere il visto d'ingresso all'Ambasciata, nonostante l'esame del DNA e quello del polso* avessero confermato che fosse sua figlia e minore di 18 anni.
La ragazza ha ormai 16 anni e rimane incinta. Tenta di abortire, la zia la caccia di casa.

"E poi?"
"Ora è qui"
"Come?"
"E' arrivata da sola. Ha partorito il mese scorso"

Una ragazza ivoriana di 16 anni incinta che arriva da sola dalla Costa d'Avorio all'Italia passando per la Spagna. Senza documenti.
Come ha fatto? Chi ha incontrato lungo la strada? Come funzionano le rotte senza mappamondi? Cosa avrà pensato la sua famiglia in quei mesi?
Il permesso di soggiorno dovrebbero darglielo solo per esser ancora viva.
Sarei finita in Sudafrica, io.

* "l'esame del polso", come lo chiamiamo in gergo, è l'esame all'osso per stabilire l'età. Alcune Ambasciate lo usano per stabilire se il figlio in questione è minorenne o meno. Per il mondo scientifico non è un metodo certo ed attendibile, per la Cassazione invece sì.

Postato da: etty a 00:43 | link | commenti (1)
pensiericlandestini

domenica, 09 settembre 2007

Un matrimonio d'altri tempi

G. ed E. si son sposati ieri, nel giorno della Natività di Maria, nella chiesa parrocchiale di lui dedicata a Maria. Perché non sono cose da poco queste.
Han curato la celebrazione più della casa, i lavori in vista del matrimonio quale sacramento (come il momento di preghiera con noi testimoni 7 giorni fa) più che i lavori per sistemare l'appartamento che hanno avuto con 3 mesi di ritardo.

E poi la festa è stata festa: non volevano ristoranti e lunghi pranzi, ma hanno preferito allestire il buffet negli spazi dietro la chiesa, con tanto di tendone da sagra addobbato dagli amici.
C'era un clown che divertiva i bambini facendo palloncini ed un piccolo spettacolo, mentre i grandi facevano la fila davanti al carretto del gelato e dello zucchero filato...

La giornata di ieri è stato un viaggio d'aquilone, come il disegno che mi ha regalato G., la sposa di cui ero testimone.

Grazie

Postato da: etty a 21:49 | link | commenti (1)
diariodiviaggio

giovedì, 06 settembre 2007

A Roma, 5 settembre 2007

PERES: GRAZIE PER AIUTO A BAMBINI PALESTINESI

Parlando in conferenza stampa al Quirinale, al termine di un colloquio con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il presidente israeliano Shimon Peres ha detto: "Le regioni e il governo italiano, insieme a Israele, hanno contribuito a salvare bambini palestinesi feriti nelle varie guerre, bambini piccoli di 4, 5, o 6 anni, che abbiamo curato portando loro e le loro famiglie a ricevere cure mediche a Gerusalemme. In questo modo abbiamo salvato 4.200 bambini, e vogliamo ringraziare il popolo e i medici italiani per questa grande collaborazione di carattere umanitario, che per noi ha un enorme significato".

Intanto a Betlemme, ogni giorno:

Le suore del Baby Hospital di Betlemme: trasferire un bambino è un’impresa
"Le situazioni più complesse da gestire sono i trasferimenti di un bambino dal Baby Hospital ad un altro ospedale, per particolari cure: il gran numero di persone coinvolte e le infinite procedure burocratiche rendono tale «operazione» una vera impresa. Una fitta rete di contatti si mette subito in moto per far sì che il trasferimento e le prestazioni mediche avvengano tempestivamente: genitori del bambino, medici, operatori sanitari e sociali, impiegati ed alcune persone che «contano» sia in Palestina che in Israele, vengono coinvolti nel trovare un posto in ospedale, nel far funzionare l’assicurazione medica (quando c’è), o per fornirla quando manca, nell’ottenere il permesso per entrare in Israele, nel trovare le ambulanze... prima quella Palestinese, e poi quella Israeliana. L’ambulanza palestinese trasporta il bambino fino al muro, al check point: qui il bambino viene trasferito nell’ambulanza israeliana che lo trasporta all’ospedale stabilito."

Postato da: etty a 22:22 | link | commenti (1)
israelepalestina

 

about me

io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza

Etty Hillesum, 1943

perché
"artisan de paix"?

storia del mio viaggio in Terra Santa

questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole

leggi i racconti dalla Terra Santa

guarda le foto

"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)

sul comodino

Etty Hillesum, Diario 1941-1943

sulla scrivania

Amos Oz, Contro il fanatismo

in borsa

Carretto - Balducci,
La santità della povera gente

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