artisan de paix

L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità

lunedì, 30 aprile 2007

Quanto fa 5xmille? Due virgola cinque

Qualcuno l'ha chiamata la guerra dei poveri, quella tra le associazioni per il 5 per mille.
I problemi però son ancora peggio.
Riccardo Bonacina lo spiega bene sul numero di Vita questa settimana.
Riassumendo il 5xmille: i soldi dello scorso anno non sono ancora stati distribuiti e non si sa che succederà quest'anno.
Il capitolato di spesa era previsto per circa 250 milioni di euro ed invece gli italiani che hanno devoluto il proprio 5 per mille è stato tale, che i soldi richiesti dovrebbero essere quasi 500 milioni.
Così quest'anno in Finanziaria, non volevano neanche mettere la possibilità di devolvere il proprio 5 per mille al noprofit.
Interessante cliccare sul comma 1237 della Finanziaria 2007: spesa massima prevista 250 milioni di euro.
Se - come è logico supporre - i contribuenti richiederanno che siano devoluti 500milioni di euro, come verranno distribuiti i soldi? in proporzione? ed il resto che fine farà?

Ci vuole faccia tosta, mi dico, ed anche tanta.
Certo è che la capacità di mobilitazione dell'associazionismo in Italia è qualcosa da non sottovalutare.

Comunicazione di servizio: la sottoscritta sarà a Civitas venerdì (in pausa pranzo) e domenica allo stand di BuoneNotizie. Qualcuno mi viene a trovare?

Postato da: etty a 14:26 | link | commenti
diariodiviaggio

lunedì, 23 aprile 2007

Ammetto di farlo apposta per spiazzare chi mi sta di fronte.
Trovo persone in gamba, culturalmente preparate e di mente aperte, con i più vari interessi. Persone di sensibilità e che sono abituate a vedere le cose più assurde ed accoglierle dentro sè.
Bene, lo faccio apposta, non ho problemi ad ammetterlo: provo a metterle alla prova dicendo “faccio parte di un’associazione cattolica. Sono cattolica.”
Evito giri di parole del tipo “sì, sono cattolica, però la Chiesa...” e tutte quelle balle lì, i se, i ma, i distinguiamo (ne sento molto di distinguo. Van bene quando si è giovani e provocatori, ma viene anche il momento di crescere ed essere adulti sul serio).
Lo sguardo dell’interlocutore è spesso di sorpresa, non sempre piacevole a dire il vero.
A me piace buttarla in ridere “sai, ognuno ha le sue colpe da espiare” oppure “a chi tocca tocca”. Quasi che appartenere alla Chiesa Cattolica sia una colpa oppure da cretini, come va di moda dire oggi. Anche se “bigotti” è il termine più corretto in questi casi.* Sono un po’ all’antica su queste cose.

A me pare, ma potrei anche sbagliarmi, che sia principalmente una questione di libertà.

C’è chi pensa che l’esperienza di fede non sia caratterizzata dalla libertà, bensì al contrario dalla costrizione, riducendo il tutto ad una serie di precetti e dogmi.

Ricordo in maniera nitida, nel mio anno di erasmus francese, i miei coetanei ventenni dirmi: “guarda che non c’è nessuno che ti dice che devi andare a Messa. Se anche non ci vai, non si accorge nessuno”.

Stavo zitta, non rispondevo. Mi pareva così ovvio che nessuno mi costringesse ad andare a Messa, men che meno i miei genitori a 700 km di distanza. Nessuno mi chiedeva perché, ma sicuramente davo fastidio.

C’è poi chi - sia fuori che dentro la Chiesa - vorrebbe che l’esperienza di fede si riducesse ad una serie di "cose da fare". Sarebbe molto più semplice capire chi è cattolico e chi no. Io la chiamo la “fede da lista della spesa” (la Messa alla domenica? ce l’ho. La confessione? ce l’ho. La comunione? ce l’ho). Da parte mia non è un atteggiamento che condanno, perché capisco la fatica di una regola di vita spirituale che non si limiti alle cose da fare per credere.
Nel Vangelo di Marco, c’è quel tale che dice a Gesù che tutte quelle cose (i comandamenti), le faceva fin da quando era giovane. Ma come fare per avere la vita eterna?

La fede è un’esperienza di libertà.
Non una libertà “da” (da vincoli, da costrizioni), ma una libertà “per” (amare).
Più facile da scrivere che da mettere in pratica.

Ritorno alla mia esperienza di un anno in Francia: quel che temevo di più era appunto “il deserto spirituale” che avrei incontrato. Il mio soprattutto.

Lasciare l’Italia significava per me lasciare il mio giro di amicizie spirituali, la rete associativa di cui faccio parte e che mi salva nei momenti in cui l’equilibrista della fede perde l’equilibrio e cade giù. Che ne sarebbe stato della mia fede?

E’ un po’ come camminare in montagna, arriva il momento della ferrata. Sotto il vuoto, il piccolo grande salto. Il piccolo pezzo di parete che devi fare da solo a mani nude e mettere il tuo chiodo.

Se pensi però che tu debba fare tutto da solo, qui ti sbagli. Perché non è la forza del chiodo, ma la forza della roccia che ti sorregge.

Che poi il tuo chiodo sarà diverso dal mio: un dolore che ti ha segnato, un momento difficile della tua vita. Il mio amico Giggi, nel suo libro “Per un brivido tutto da vivere”, la chiama “la seconda conversione” (giusto?).

Che ne sarebbe stato della mia fede?


* che forse sia il caso di interrogarsi sull’immagine che la Chiesa cattolica nella società contemporanea di oggi? ma dai! Si sa benissimo quel che verrebbe fuori: che si deve occupare di più dei poveri e meno di morale. Tacere e fare del bene. E per piacere, che non si vada a dire in giro che lo stato sociale dovrebbe occuparsi lui dei senza tetto, non è mica la Caritas. Ridurre tutto a carità e benevolenza, escludendo il resto. Siamo a punto e a capo.

Ma queste cose le dice molto meglio di me il Piccolo Zaccheo in un suo testo che sarà pubblicato postumo dalla sottoscritta, Bubbolate.

Postato da: etty a 19:17 | link | commenti (1)
inutilefede

venerdì, 06 aprile 2007

Gusta il sapore dei giorni
Non farti rubare i sogni

e non dimenticare mai, mai, quel giorno davanti alla Croce, chi ti era affianco commuoversi di fronte alla follia di Cristo.
Non c'è ragione, non c'è sentimento.

Solo la battaglia tra morte e vita: o fai di tutto per vivere o fai di tutto per morire.
Vivi.

Postato da: etty a 13:52 | link | commenti
aquiloni

 

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io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza

Etty Hillesum, 1943

perché
"artisan de paix"?

storia del mio viaggio in Terra Santa

questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole

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"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)

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