artisan de paix

L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità

sabato, 31 marzo 2007

In pensione dal lavoro ma non dalla vita.
Sentir raccontare per quasi due ore l'ex giudice tutelare della mia città, la passione della sua ventennale esperienza, dalle ragazzine che a 15 anni vogliono l'autorizzazione a decidere dell'interruzione di gravidanza senza dir nulla ai genitori fino all'amministratore di sostegno per le persone più anziane. A volte sole.
Sentirlo raccontare di tutto ciò, chiedergli consigli ed esperienza per iperboliche idee di impegno sociale, cooperazione di sogni e congiure contro il disagio in città.
Aquiloni tra amiche che forse un giorno troveranno vento per poter prendere il volo.

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aquiloni

lunedì, 26 marzo 2007

La masseria delle allodole

Aspettavo questo film da un paio d'anni.
Putroppo ha deluse le attese. Non male i primi piani, l'intensità degli sguardi, ma il resto è "buttato là", non riesci ad entrare nella storia.

Leggendo il libro, senti i profumi, gusti i sapori. C'è tutto il canto del pane della poesia di Daniel Varujan.

Circa un mese fa sono stata ad un incontro pubblico di Antonia Arslan, l'autrice del libro. Durante il dibattito, si alzò un'anziana donna, minuta, con accento veneto. Tutto d'un fiato chiede, con la paura di essere inopportuna: "posso parlare?".
L'Arslan rispose: "suor Luisa, armena, figlia di un'armena deportata che riuscì a salvarsi può dire tutto quello che vuole"

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diariodiviaggio

sabato, 24 marzo 2007


43 km al mattino, 43 km alla sera. E' la mia distanza casa-ufficio appena calcolata viamichelin. 430 km alla settimana.
Mi bastano appena. Alla mia voglia di viaggiare, di non potermi muovere quanto vorrei.

Quando poi la nostalgia è troppa, entro in libreria, reparto viaggi in fondo.
Guardo le mappe, scorro l'elenco alfabetico delle guide.
E conto i km...

La mappa qui sopra fa parte del mosaico di Madaba (Madaba Mosaic map).
Si tratta di un mosaico realizzato nel VI-VII secolo d.C. come decorazione di una chiesa nella città di Madaba, in Giordania.
Il mosaico rappresenta la terra biblica dall'Egitto al Libano, includendo Sinai, Israele, Palestina e Giordania.

Postato da: etty a 16:42 | link | commenti (1)
diariodiviaggio, miaterrasanta

mercoledì, 21 marzo 2007

la ricerca del caffé perfetto
Il primo obiettivo di lavorare in una nuova città è stata la ricerca del caffé perfetto: tempo di attesa per ordinare, tempo di attesa per esser serviti, tazze e cucchiaino, stile nel servizio, arredamento del bar, varietà possibile (corto, lungo, espresso, macchiato, macchiatone, macchiato in tazza grande, cappuccino, marocchino, amaretto, corretto...), aroma, rapporto caffé-latte-schiuma...
Insomma, mi ero messa in testa che l'avrei trovato il caffé perfetto.
Ogni giorno un solo caffé dopo pranzo, distrattamente ordino ed osservo.
Esiste il caffé perfetto? oppure non esiste un caffé perfetto ed il solo caffé che posso trovare è il caffé soggettivamente perfetto? Oppure esiste la ricerca infinita del caffé perfetto e come tale mai avrà fine ed io non sarò mai sicura che il caffé che ho trovato sia quello perfetto?
Di certo posso dire che esiste il caffé lento.
Sta qui sotto all'angolo, vicino al semaforo pedonale lento.
Bar piccolo e quasi vuoto, puoi metterci anche più di 10 minuti per un caffé.
Pareti di cioccolata antica e di qualità nonché mille e una grappa
E' impensabile come in uno dei punti di maggior traffico di una città metropoli del nord, dove nei miei peggiori incubi immagino di venir investita per non aver attraversato in tempo con il semaforo verde, possa esistere una tale oasi di lentezza.
Da un paio di settimane è iniziata la ricerca del gelato perfetto...

Postato da: etty a 13:52 | link | commenti (3)
pausapranzo

mercoledì, 14 marzo 2007

Un marito, due figli ed uno in arrivo questo mese.
I modi gentili, l'abbigliamento semplice e pulito.
Si apre e mi racconta le sue difficoltà: non riesce a pagare l'affitto da 7 mesi, il permesso di soggiorno e tutto il resto.

Ma perché ho scelto di intraprendere la professione forense in questo settore? Perché non scegliere qualcosa di più asettico come il campo bancario-creditizio oppure il societario? Dove non incontri le persone ma solo persone giuridiche, capitali investiti, rami d'azienda trasferiti? Al massimo un contratto d'appalto poco chiaro. Potrei cominciare a prendere qualcosa, pensare al mio futuro. Sistemarmi.
Me lo sento ripetere almeno una volta a settimana, da amici o conoscenti*.
Dalla mia famiglia no, loro hanno capito. Che non sarei felice altrimenti.
Anche se si sta male, ti bruciano gli occhi perché non puoi fare niente.

* avrei risposte pronte, argomenti intelligenti, grafici di prospettive, bilanci di previsione. Ma ormai non dico più nulla. Guardo negli occhi e penso a quanto tempo ci perdiamo dentro domande inutili. Lo so benissimo che nel settore immigrazione non farò i soldi, ma non credo sia difficile arrivarci senza chiedermelo...

Postato da: etty a 14:08 | link | commenti (4)
pensiericlandestini

giovedì, 08 marzo 2007

Carissima,
sarà capitato anche a te di sentirti dare della "femminista" e di non ritrovarti nella definizione oppure di sentirti ribattere "avete voluto la parità ed allora...".
E quanto tenti un discorso serio, l'interlocutore è sempre stanco di queste cose.
Lascia allora che ne parliamo noi due da sole.

Noto una differenza tra noi e la generazione di donne prima della nostra.
Una differenza che a loro non piace: per la generazione prima della nostra, noi giovani donne siamo indifferenti alla "questione di genere". Lo si capisce quando dicono "vedrai quando, dovranno scegliere tra il lavoro e la famiglia" oppure "vedrai quando dopo aver avuto i voti migliori a scuola, nel mondo del lavoro sceglieranno un uomo al posto loro".
L'accusa che ci fanno è quella di non riconoscere la strada fatta, le battaglie vinte, i sacrifici compiuti. L'accusa, converrai con me, è grave.

Ma io in questo quadro non mi ritrovo, preferisco ritrarne un altro.
C'è la generazione delle nostre madri: sono le donne che hanno rivendicato i diritti, è la generazione che ha iniziato a lavorare sempre più fuori casa.
Ma soprattutto è la generazione che ha lottato contro i propri sensi di colpa famiglia/lavoro, che ha scelto di lavorare perché ce n'era bisogno altrimenti non si arrivava a fine mese e si è pure sentita dire "guarda quella che con 3 figli si permette pure di lavorare". Come se lavorare fosse un lusso e non una necessità.
E' la generazione che oggi deve badare ai figli trentenni il cui lavoro non permette di uscire di casa ed allo stesso tempo ai nonni anziani fino ai novanta ed anche oltre.
E' la generazione che ha dovuto rivendicare. Si rivendica qualcosa che non si ha o qualcosa di cui non c'è pacifico godimento.

E noi invece?
La nostra immagine è quella aggressiva, della donna che non aspetta che sia lui a fare il primo passo, che è forte e sicura di sé, che fa paura all'uomo. Anzi che non ha bisogno dell'uomo.
Sai bene però quanto questa sia l'immagine, non la realtà.
Perché siamo fragili, aggrediamo per non scoprirci deboli e ci arrabbiamo perché lui non fa più la prima mossa. Andiamo ancora in "brodo di giuggiole" quando lui fa il galante, apre la porta davanti a noi o ci offre il pranzo.

Quanto al lavoro ed al rapporto lavoro/famiglia, non è vero che non ci interessa. Solo che preferiamo non sentenziare su problemi che affronteremo in futuro.
Sappiamo bene quanto "costa" una maternità, per non parlare di due o tre.
Sappiamo che dovremo ricorrere proprio a loro, alle nostre mamme, che dopo aver badato a noi fino alla fine della giovinezza ed ai nonni fino alla morte, riprenderanno in mano le giovani vite dei nostri figli.
E il nostro grazie sarà piccolo in confronto a quello che ci hanno donato.

Postato da: etty a 18:51 | link | commenti
diariodiviaggio

giovedì, 01 marzo 2007

Un ponte per Betlemme
1° marzo - giornata di sensibilizzazione e di preghiera

Materiali:
Il sito di paxchristi
L'intervista radiofonica a Elisabetta Tusset
è disponibile anche un DVD: l'ho usato ad un incontro con ragazzi 17enni lunedì, evidenzia bene la sproporzionalità del muro


Piccola Betlemme, sempre più piccola dal recinto che ti chiude. Mi hai ospitato tre volte negli ultimi 7 anni: la prima volta era il Giubileo ed attendevi Giovanni Paolo II, la seconda volta il muro era appena cominciato ed Arafat era morto da poche ore, la terza rimasi muta davanti al tuo dolore - il dolore di chi vede partire sempre più giovani dalla propria terra perché non c'è lavoro né futuro. Non c'è vita.

Piccola Betlemme, la tua colpa è stata quella di aver permesso il passaggio di molti giovani palestinesi che andavano a farsi esplodere a Gerusalemme. Ecco perché ora ti stanno soffocando lentamente, sempre più.
I turisti-pellegrini (più turisti che pellegrini), la tua più importante risorsa economica, dopo anni in cui quasi non si vedevano più, ora arrivano in pullman, il giro di Natività-campodeipastori-grottadellatte. Tempo 2 ore e son già ripartiti. Alcuni si fermano nei tuoi negozi (questo si ti aiuterebbe), pochi si fermano per la notte.

Sembra una cosa da poco ed invece è fondamentale: personalmente, a chi mi dice che va in Terra Santa chiedo subito se si ferma a dormire a Betlemme. I turisti non si fermano, i pellegrini sì. E' segno di attenzione per i betlemmiti, da' loro la possibilità di lavorare (dal cameriere d'albergo a chi intaglia il legno dei piccoli souvenir). I betlemmiti non vogliono elemosina, vogliono la dignità del lavoro, il pane sudato.

Piccola Betlemme, chi ha più ragione tra israeliani e palestinesi? Me lo chiedono sempre. Ma tra due giovani con la pistola puntata uno contro l'altro dov'è la ragione? vedo solo follia.
La speranza è la mia unica follia.

Postato da: etty a 13:26 | link | commenti
israelepalestina, miaterrasanta

 

about me

io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza

Etty Hillesum, 1943

perché
"artisan de paix"?

storia del mio viaggio in Terra Santa

questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole

leggi i racconti dalla Terra Santa

guarda le foto

"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)

sul comodino

Etty Hillesum, Diario 1941-1943

sulla scrivania

Amos Oz, Contro il fanatismo

in borsa

Carretto - Balducci,
La santità della povera gente

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