L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità


Il roveto ardeva senza consumarsi.
Quante volte ci consumiamo senza bruciare?
Foto di Giacomo Viali (2006)
"Non però che io abbia gia conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo." (Fil 3,12)
Passano i giorni ed ancora non ho trovato le parole per raccontare il mio rapporto con Gesù. Sabato si avvicina.
La Parola, quella sì, mi ha trovata: è il capitolo 3 della Lettera ai Filippesi.
Credo proprio partirò da lì per raccontare la mia strada da Gerusalemme ad Emmaus e ritorno. Così pure le domande di fede, gli interrogativi che la vita ti mette davanti: sceglierò un venerdì di dolore, un sabato di silenzio ed una domenica di gloriosa manifestazione. Perché la vita del cristiano è questa.
Proverò anche a buttare lì qualche frase sulla dimensione comunitaria della salvezza. C'è il rischio, oggigiorno, di vivere la fede in maniera troppo intimistica, troppo individuale, dimenticando la fatica e la bellezza dell'essere Chiesa.
Piccole soddisfazioni, anche se senza nome.
Chiamata
Ingresso di importante luogo pubblico, sede locale di ministero del lavoro.
Un uomo dorme per terra, coperto dai cartoni e in corrispondenza di una grata da cui esce aria calda. Sono le 10.30 e il signore dorme profondamente.
Non russa e sembra come morto.
Il pudore delle parole
Non è la prima volta che mi viene chiesta una testimonianza di fede a parole, ma ogni volta la stessa inquietudine, lo stesso pensiero "chi metterò al centro del mio dire? me stessa o Cristo?". Credo che sia questa la cosa più difficile: una testimonianza ha senso quanto più i propri racconti, i propri fatti di vita si fanno trasparenti. Vetro attraverso cui lasciar passare la luce. L'altro rischio è quello di rimanere sul general-generico, sul superficiale. Parole come amore, dolore, fiducia, affidarsi...vanno usate con il contagoccie. Preferisco parlare di fatti avvenuti, di date e luoghi precisi, di domande e non di risposte cui ci troviamo di fronte tutti prima o poi. Ma questo implica un rischio, un mettersi in gioco che costa fatica: la paura di esser derisa, di non esser accettata nei miei limiti di fede rimane e ci sarà sempre.
Tra dieci giorni sarò animatrice ad un weekend di spiritualità per ragazzi di 17-18 anni. Tra le varie cose, è previsto anche un momento di testimonianza dei 6 animatori ciascuno con il proprio gruppetto.
5-6 ragazzi in cerchio, a te la parola per raccontare l'incontro ed il rapporto con Gesù.
io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole
leggi i racconti dalla Terra Santa
guarda le foto
"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
Amos Oz, Contro il fanatismo
Carretto - Balducci,
La santità della povera gente
oggi
maggio 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
--- 2007 ---
aquiloni
diariodiviaggio
inutilefede
israelepalestina
miaterrasanta
paroladelsignore
pausapranzo
pensiericlandestini
perche
piccolipensieri
praticanteavvocato
resto
vagabondando