artisan de paix

L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità

domenica, 26 novembre 2006

C'era una volta l'Africa / due

Partito.
Lunedì 20 novembre mio papà è partito per il Burundi con scali vari a Roma, Addis Abeba, Kigali e Bujumbura con l'Ethiopian airlines.
Abbiamo avuto notizie due giorni dopo, quando finalmente ha comprato una sim burundese. (naturalmente in quei 2 giorni hanno rapito due italiani in Nigeria ed un altro non mi ricordo dove. La tv è un ansiolitico potente)
Ora la cosa divertente è appunto la comunicazione.
Mio fratello ha spiegato a mia mamma come usare skype ed ora si sentono quasi tutti i giorni, tra chiamate, chat e sms. Nonché email.
Succede che al collaudo generale di skype vocale, mio fratello decide che mia mamma deve far tutto da sola "solo così imparerai come si fa".
Ah la saggezza di noi ventenni!

Dunque mia mamma, classe 52, con microfono-microbo e pulce-auricolare chiama. Noi tre figli ascoltiamo dalle casse.
E succede che mio papà era là solo e un poco triste e ...a noi viene da ridere.
Giuro che ridevamo perché era troppo comico vedere quei due che si chiamavano a migliaia di km di distanza con cotanta tecnologia.
E noi tre figli a dire "ci sono i leoni per strada?" e tutte quelle cose che ha sempre raccontato.

Ora del resto non dovrei scrivere. Un po' di privacy, mi dico.
Però ci sono frasi d'altri tempi che meriterebbero d'esser scritte.
Ve ne regalo una:
"ieri finalmente ho gustato il primo sole africano"
Già perché sappiate che mio papà, partito con il costume, ha trovato pioggia e freddo.

Postato da: etty a 21:47 | link | commenti (2)
diariodiviaggio

lunedì, 20 novembre 2006

Sperare è riconoscere che il cielo e la terra si toccano;
e il cielo è credibile quando illumina, promuove e riscatta la terra, non quando la demonizza, la dimentica o l'abbandona a se stessa

Luigi Alici

Postato da: etty a 15:22 | link | commenti
piccolipensieri

venerdì, 17 novembre 2006

C'era una volta l'Africa / Uno

Un papà che se n'è andato in Africa a 22 anni è un grande vantaggio, pensavo tra me e me quando avevo già deciso che me ne sarei andata prima o poi a vivere all'estero per un po'.
In fondo, che vuoi che sia al confronto partire a 22 anni per l'Erasmus in Francia.
Nulla.
Infatti i miei genitori non hanno mai obiettato niente al riguardo.
Neanche quando sono partita per Israele e la Palestina a 24.
Ok, preoccupati lo erano. Ma mai che mi abbiano impedito di volare.

Poi succede che è tuo papà che ti dice
"ho deciso di partire. Per l'Africa. Progetto Burundi .
Il mio vecchio Itis ha un progetto di gemellaggio con un Itis laggiù. L'associazione è witar, presidente Giuseppe Faggin. L'ex allievo che ha inventato il micro-chip"

E così ti trovi dall'altra parte: quella che sta a casa.
Conscia che potevo mica avere qualcosa in contrario alla partenza, comincia la battaglia sotterranea: trovare tutti i motivi d'ostacolo.

io - e il passaporto? non farai in tempo in un mese. C'è quello nuovo elettronico da fare.
lui - ci pensa la scuola. Anche al visto e a tutte le pratiche.

io - e le vaccinazioni? guarda, per esperienza, è meglio che vai subito al distretto sanitario a chiedere informazioni.
lui - bah. Cosa vuoi che sia. Io le vaccinazioni le ho fatte trent'anni fa. Ed ho pure giù avuto la malaria. Non mi servono.
io - ?!?

Tre giorni dopo, l'Itis chiama mio papà: "è qui pronto il suo certificato per le vaccinazioni da fare al distretto"
10 minuti dopo mio papà era all'Itis e i successivi 5 minuti al distretto sanitario.

Assistente sanitaria - parte il mese prossimo? è venuto troppo tardi, sa, aspetti un po' che vediamo...ecco qui. Le toccherà farle tutte insieme, ho solo un buco 15 giorni prima della partenza. Un po' tardi ma non c'è altro.

La sera a casa:
papà - guarda che sono stato a prenotare le vaccinazioni
io - però! Te lo dice tua figlia, niente. Te lo dice la scuola invece...

Postato da: etty a 16:15 | link | commenti
diariodiviaggio

giovedì, 16 novembre 2006

C'era una volta l'Africa / zero

E dunque, eccola qui, come promesso, la storia dell'Africa di casa mia.
Come ogni storia che si rispetti, non potrà che cominciare dall'inizio, dal "c'era una volta" del tema più classico.
C'era una volta, mio papà che non era ancora mio papà.
Ma diplomato all'Itis nel 1966 se ne andò operaio a Milano, che qui il Nordest non esisteva ancora.
Due anni di lavoro e poi ...se ne parte volontario in Burundi con una organizzazione di Cuneo, dicembre 1969, non prima di essersi fatto tre mesi in una sperduta campagna francese a spaccar pietre ed imparare i verbi.*
Ora tutti a dire "è stato per il 68! è stato per il 68!"
oppure "l'autunno caldo del 69!"
Ma io non credo (anche se non ho mai chiesto). Penso più a quello spirito missionario Ad gentes del Concilio Vaticano II.
Partì che aveva 22 anni, che i miei nonni piangevano e lo davano già per morto.
Rimase fino al 1973 in una missione comboniana a Kobe (Burundi), con p. Attilio Aletto.
Poi dovette rimpatriare a causa della guerra civile, tornò in Italia, conobbe mia mamma e si sposarono nel 1975.
Viaggio di nozze? In Burundi naturalmente!

Io e miei fratelli siamo cresciuti con i racconti dell'Africa di mio papà.
Con leoni che fanno "roar" e sembrano fuori dalla tende, con gazzelle ed antilopi che corrono più veloci di tutti, con elefanti che lasciano l'impronta vicino alla casa di notte e te ne accorgi al mattino (il cosidetto "passo da elefante"), con i serpenti e quella volta che venne morso e curato con le erbe, con la malaria presa...
Siamo cresciuti così, con il mal d'Africa già dentro che poi prendere e partire è qualcosa di congenito da me.
Siamo cresciuti con "da grandi vi porterò in Africa".
Ma soprattutto sono cresciuta con i racconti di mio papà che non è capace di raccontare.
Perché più si cresceva e più i racconti diventavano inverosimili, quasi favole.
Saranno accadute veramente?
Non si sa, sono ferme nel tempo.

A me è rimasta dentro un'insopprimibile voglia di ascoltare racconti e di imparare a raccontarli.
Ecco perchè assillo di parole tutti quelli che incontro.
Un blog - purtroppo per loro - non mi basta

*se non ricordo male, una volta ho trovato i documenti e mi pare si trattasse del 20.12.1969 ...sbaglio o è nato un mio lettore quel giorno?

Postato da: etty a 15:37 | link | commenti (3)
diariodiviaggio

martedì, 14 novembre 2006

La prova diabolica

Secondo la terminologia giuridica, dicesi prova diabolica quando ciò che deve essere provato richiede una ricerca e trattazione tendente all'infinito.
Un po' come quando ti viene chiesta una ricerca sulla giurisprudenza su una questione,
tu passi tutta la giornata a scartabellare siti, banche dati, riviste giuridiche e non trovi nulla.
Come puoi provare che hai fatto tutto il possibile?
"guardi, sicuramente non ha cercato abbastanza..."
Da stasera si stampa tutto.
Ho 90 pagine di giurisprudenza sul diniego di cittadinanza italiana, a qualcuno servono?
(tranquilli, ne ho stampate solo una ventina, giusto la prima centinaia di massime di sentenze)

Postato da: etty a 19:18 | link | commenti
praticanteavvocato

venerdì, 10 novembre 2006

Son un po' assente, ma prometto che scriverò presto.
Nel frattempo sappiate che:

- da una settimana lavoro a Padova, studio legale specializzato in diritto del lavoro ed immigrazione;
- che ho compiuto un anno di pratica...me ne manca un altro;
- che mio padre parte il 20 novembre per il Burundi e starà via un mese (e su questo c'è da raccontare)

Postato da: etty a 15:27 | link | commenti (1)
diariodiviaggio

 

about me

io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza

Etty Hillesum, 1943

perché
"artisan de paix"?

storia del mio viaggio in Terra Santa

questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole

leggi i racconti dalla Terra Santa

guarda le foto

"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)

sul comodino

Etty Hillesum, Diario 1941-1943

sulla scrivania

Amos Oz, Contro il fanatismo

in borsa

Carretto - Balducci,
La santità della povera gente

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