Parto domattina, sveglia puntata alle 4.
Che penso?
che cosa mi aspetto?
Di ascoltare.
Non ho paura di partire, ma di tornare. Rimanere lì solo 11 giorni e poi salutare tutti, di nuovo, e ritornare qui.
Su questo blog non ho voluto esprimere commenti, analisi, ect.
Mi sono distanti. Quando provo a pensare, nella mia testa sento il rimbombo delle bombe con cui non sono mai cresciuta.
Ed allora taccio.
Quando penso al conflitto arabo-israeliano, penso ad un piccolo pezzo di terra diviso da una linea tracciata a terra, come quando si giocava a tiro alla fune da piccoli sulla spiaggia.
Due giovani.
Al primo hanno dato un fucile in mano e ripetuto "tieni la linea e ricorda che se vedrai il volto di chiunque si avvicini, allora quel volto vuole ucciderti".
Al secondo giovane hanno cinto la vita di esplosivo e ripetuto "i tuoi fratelli più piccoli non hanno da mangiare perché chi di fronte a te ha un fucile in mano impedisce loro di vivere".
Riprovo anche questa volta a sedermi a cavalcioni di un confine sottile,
ma fatto muro di più di 8 metri.
LA FINE E L'INIZIO
Dopo ogni guerra
c'è chi deve ripulire.
In fondo un po' d'ordine
da solo non si fa.
C'è chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.
C'è chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati.
C'è chi deve trascinare una trave
per puntellare il muro,
c'è chi deve mettere i vetri alla finestra
e montare la porta sui cardini.
Non è fotogenico,
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono già partite
per un'altra guerra.
Bisogna ricostruire i ponti
e anche le stazioni.
Le maniche saranno a brandelli
a forza di rimboccarle.
C'è chi, con la scopa in mano,
ricorda ancora com'era.
C'è chi ascolta
annuendo con la testa non mozzata.
Ma presto lì si aggireranno altri
che troveranno il tutto
un po' noioso.
C'è chi talvolta
dissotterrerà da sotto un cespuglio
argomenti corrosi dalla ruggine
e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti.
Chi sapeva
di che si trattava,
deve far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E infine assolutamente nulla.
Sull'erba che ha ricoperto
le cause e gli effetti,
c'è chi deve starsene disteso
con una spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole.
(Wislawa Szymborska - 1993)
Come i gigli del campo son partiti oggi per la Terra Santa
(io invece son tornata in Italia e già ho ricevuto la prima telefonata: pare proprio che nei prossimi giorni si torni in Questura di cui non ho sentito la mancanza)
Tarshiha è un piccolo villaggio arabo-israeliano a 20km dal confine libanese.
Sono stata ospite per una settimana nel novembre 2004.
Ricordo che al tempo era tranquilla, ma mi raccontavano di come si sentivano i colpi di notte a volte.
Il 31 luglio la qui presente ha un aereo per Tel Aviv.
Ed è sempre più convinta di volerlo prendere.
Ogni giorno di più.
Brux-6: The Refugee All Stars
The Refugee All Stars è un film-documentario che racconta di un gruppo di rifugiati della Sierra Leone in Guinea che decidono di suonare. "Perché la musica ci fa per un momento dimenticare quello che ci è successo. Perché la musica ci fa sentire liberi".
Venerdì scorso al corso Odysseus su diritto, immigrazione ed asilo abbiamo visto l'avant-premier con il regista presente.
Il regista? un rifugiato ruandese, salvatosi nel 94 grazie all'intervento di colui che oggi è direttore del corso che sto seguendo.
Ora i Refugee All Stars sono in tournée in U.S., da settembre il dvd sarà disponibile.
Da dicembre saranno in Europa.
Naturalmente ve li consiglio.
Brux-5: che diranno?
Tornata da 15 minuti a casa per la festa di stanotte, tra un'oretta c'è l'incontro più importante del corso: il direttore della DG per immigrazione ed asilo.
Ma i francesi che diranno?
Brux-4: l'altro giorno al mercato, in una piccola libreria...

Brux-3: febbre mondiale in crescita
Il corso di diritto europeo, immigrazione ed asilo prosegue alla grande. Cosí come si prosegue a prendersi in giro tra italiani e francesi, senza eslcudere portoghesi e tedeschi. Prima salendo le scale canticchiavo dietro al francese (che passerá il week-end a casa per la partita!): "on va gagner la coupe du monde...". Il belga dietro me ha risposto "contiamo su di voi".
Per la semifinale ero in piazza, metá tifosi italiani e metá tedeschi.
La finale? forse al consolato italiano...
Sembra ridicolo, ma chi lavora in posti come Commissione europea o Consiglio, ieri sera al tradizionale aperitivo del giovedí a Place Luxembourg raccontava che al lavoro il mattino dopo c'é chi si complimentava con gli italiani per la partita:
siam proprio tutti ammalati!
about me
io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
sul comodino
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
sulla scrivania
Amos Oz, Contro il fanatismo
in borsa
Carretto - Balducci,
La santità della povera gente