aereoporto, sala d'aspetto, qualche giorno fa
guardavo gli aerei volare e pensavo che
una decisione va presa.
Quanto difficile è prendere il volo?
quale sforzo, quanto carburante,
quanto peso da portare in aria per un po' di stabilità.
Ora per me
Tempo è di sciogliere di nuovo le vele,
spiegare i sogni.
Dove mi porteranno?
sarò in grado di reggere alla forza del Vento?
libera (professionista) solo di me stessa
quando sarò troppo stanca, che cosa farò?
"Egr. Avv. il Rosso,
la presente per comunicarLe che in merito alla sua offerta..."
(appena spedita)
Lui è in Italia da 18 anni. 5 figli nati e vissuti sempre qui.
Ora ha chiesto la cittadinanza e tra la documentazione serve anche la dichiarazione dei redditi degli ultimi 3 anni.
Lui, lavoratore autonomo, due anni fa ha avuto un anno nero rispetto agli altri.
Chiede a me se un anno negativo preclude la possibilità di ottenere la cittadinanza, visto che gli altri è sempre andato bene.
Io nella mia totale ingenuità e ancora incapace di capire che sarei quella che dà le risposte, non altre domande, dico
"Ma per diventare italiani bisogna non essere poveri?"
La sua espressione era chiara e muta: "c*zz* me lo chiedi a me che sei tu l'italiana ed io no?"

AcquarioIeri sono stata all'acquario.Sapete cosa è l'acquario? Fino a ieri lo ignoravo.E' un luogo chiuso, piccolo e stretto, con le pareti di vetro dove si tengono rinchiuse le persone perché tutti possano vedere.Vedere cosa? le persone rinchiuse.Ero in questura, andavo all'ufficio postale interno a depositare una memoria per uno straniero.L'uffio postale è al terzo piano e nulla ha a che fare con l'ufficio stranieri che è da tutt'altra parte. Tra me e me ero contenta di poter evitare l'ufficio stranieri, mi sembra sempre di entrare all'inferno. Comincio a pensarlo così: persone in attesa senza alcuna possibilità.
Lascio un documento all'entrata, proseguo e faccio per prendere l'ascensore.Poco prima mi sento osservata da qualcuno alla mia sinistra.
Occhi mi seguono.
Mi volto e vedo chiusi dietro al vetro 5-6 persone.Cerco di convincermi salendo al terzo piano che loro son lì in attesa.
Certo sì, in attesa, ma di cosa?Cerco di convincermi che è una delle interminabili code.Ed allora perché quella porta chiusa?Deposito la memoria al terzo piano, scendo e - obbligata - ripasso davanti. Guardo meglio. Alcuni dormono con una coperta sopra la panca, altri in piedi. Un paio di ragazze, visto l'abbigliamento, han fatto il "turno" di notte.All'ingresso ritiro il mio documento e provo a scherzare con il pubblico ufficiale per ottenere informazioni. Ma per scherzare serve un cuore che sappia saltare, il mio in quel momento era zoppo.
Ottengo solo un "son cose nostre, ti interessa?". Guardo gli occhi in uniforme e scopro il sorriso della forza.Fuori chiamo subito un amico sempre ben informatolui: "ah! hai visto l'acquario!"io: "l'acquario? cosa è?"lui: "dove mettono le aragoste nei ristoranti prima di mangiarle." io: "non scherzare, dai! cosa è?"lui; "Serve da monito."io: "da monito?"lui: "che tutti sappiano a cosa possono andare incontro se non fanno i bravi. Li mettono lì quando le celle al piano di sotto son piene. Beh, non sarebbero celle tecnicamente, visto che non è proprio legale. Quanti erano? anzi, no, meglio tu non me lo dica. Può essere che il mio telefono sia sotto controllo"
Vagabondando
Segnalo due articoli:
La fabbrica di zucchero filato: perché ben descrive la mentalità della mia regione, quella in cui i soldi e il lavoro ti fan sacrificare tutto. Anche la vita. Tralasciate la discussione nei commenti al post.
Un articolo di Blondet sull'isolamento di Gaza. Dice cose importanti, come i bambini palestinesi costretti ad essere scortati per andare a scuola (su questa cosa spero che l'intervista di oggi sul Corriere alla moglie del nuovo premier israeliano non siano parole di circostanza).
Sulla situazione in Israele e Palestina devo decidermi a scrivere.
Non è questione di legare la vita al Vangelo.
La vita è già, di per sé, sempre coniugata al Vangelo.
Vivi, tiri a campare e all'improvviso senti sottopelle la nostalgia del testo evangelico, come di un tuo tessuto, di cellule costitutive di cui avverti la mancanza
Andrej Siniavskij
E' successo veramente!
Ed ora sono invitata tra 10 giorni ad un pranzo marocchino.
Ripasserò le regole dell'ospite arabo.
Sempre che sopravviva alla settimana prossima, all'odore di tempesta che sento in studio...e alla preparazione del mio primo ricorso al Tar per un indiano (altro rifiuto di permesso di soggiorno)
Non so se è successo veramente...
...che stamattina m'ha chiamato il dirigente della questura per dirmi che la memoria che ho scritto per R. mia prima cliente, 22 anni, marocchina, in Italia per studiare all'università, andava B E N E e che le è stato dato il rinnovo del permesso di soggiorno.
Ad R. ho dovuto ripeterlo 2 volte, credeva di aver capito male.
Io credo che ora ricontrollerò i dati sul sito della Questura, per esser sicura che è proprio lei, ed aspetterò di vederlo quel pezzo di carta.
Perché non so se è successo veramente.
Che poi la zia di R. ha un'agenzia di servizi per immigrati...
Dell'immagine datata 2 maggio su questo blog
Ero andata al Theatre du Soleil per fare un'intervista (clicca sul link e poi su copia cache) e rimasi folgorata.
Ammetto la mia ignoranza: non conoscevo una della più importanti compagnie teatrali di Francia, tanto importante da esser nei programmi d'esami di maturità francesi.
Arrivai la con un po' di faccia tosta, proprio perché non sapevo quel che facevo.
Mitica la domanda che mi fece il mio intervistato dopo 5 minuti: "quindi non sai niente di teatro?"
Già, non so niente. E non so mentire.
Ma quella sera credo di aver capito cosa è il teatro vero che per anni la mia prof di italiano cercava di spiegarmi, quella sua funzione catartica di immedesimarti nelle storie di immigranti che cercano di arrivare a queste nostre ricche sponde.
L'immagine datata 2 maggio è un pezzo di diario che fa parte dello spettacolo.
"Devo partire questa sera, devo prendere la valigia..."
Vi capita mai?

Scrivere è dirigere un circo
Ne sono sempre più convinta. Che scrivere è come lavorare in un circo.
C’è chi è bravo a far ridere, chi fa correre la tensione sospesa su un filo sottile, chi deve tener a bada leoni e serpenti e chi finge di sparare al proprio figlioletto.
Scrivere è un circo e farsi leggere significa interessare i lettori, cercare di variare un po’ - che ripetere sempre lo stesso spettacolo annoia e nessuno torna più.
Mandare avanti la baracca e il tendone, scegliere la scaletta delle uscite, controllare i duri allenamenti, cercare nuovi spazi sono compiti del direttore del circo.
Il mio negli ultimi mesi non si è presentato: troppo crude le rappresentazioni di cui voleva dire.
In più gli è stato commissionato di rappresentare la solitudine dei giovani.
Ma avete mai visto qualcuno andar al circo per non ridere?
about me
io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
sul comodino
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
sulla scrivania
Amos Oz, Contro il fanatismo
in borsa
Carretto - Balducci,
La santità della povera gente