artisan de paix

L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità

sabato, 31 dicembre 2005

Vacanze di Natale in India

Avrei dovuto immaginarlo. Che Evaristo ha un blog.
Evaristo è stato il mio primo capocampo ad un camposcuola diocesano di Ac, 1a giovanissimi, 1995.
Descriverlo è impossibile, basti sapere che è IL dottor clown della mia città, gira il mondo quando può con progetti in campo medico-sanitario, ha creato e gestisce un'associazione di dottor clown, con corsi di formazione per diventare clown in ospedale, ed attualmente è in India per un progetto. Tempo fa ha portato qui il mitico Patch Adams.
L'augurio per un buon 2006 lo lascio con le sue parole.
Io ora mi preparo e vado sulla neve fino a domani.

"la bellezza fine a se stessa
Il clown non spiega niente....mostra!!
Il clown non spiega niente ma mostra...mette in evidenza, fa vedere la sofferenza, illumina i visi...mi domando spesso quale è l'effetto principale del passaggio di un clown nelle corsie ospedaliere?
Il clown non è una forma di conoscenza ma di Riconoscenza!
Bellissimo l'esempio dell'aneddoto francese: "vi è un fiammifero acceso nel buio della notte, questo non serve per vedere molto ma per accorgersi quanto buio c'è intorno!!"
Il Clown è la possibilità della riconoscenza, quella che ti permette di dire che ...quello che ho appena visto, ascoltato, letto, sentito o provato faceva parte di me ma questo clown ha saputo presentarmele da farmele sentire mie!!"

Postato da: etty a 12:03 | link | commenti (4)
vagabondando

venerdì, 30 dicembre 2005

Si sente spesso parlare, a corsi ed esercizi spirituali per giovani, di scelte e dell'imparare a scegliere.
"devi scegliere", "devi imparare a scegliere", "anche non scegliere è una scelta", "sentiti libero, ma scegli".
Poi, improvvisamente, compare sulla scena la volontà di Dio.
Generalmente dopo che ti hanno detto che sei libero di scegliere quel che vuoi, ti viene ricordato che la tua libertà coincide con la volontà di Dio. Di quest'ultimo passaggio rimangono oscuri i meccanismi: come fa Dio a volere proprio quello che io scelgo?
Ma soprattutto, ci si sente un po' presi in giro da un Dio che ti lascia libero di scegliere...quello che vuole Lui!
Ovviamente le cose non sono dette in questi termini, ma - a mio parere - questo è quello che si capisce e si recepisce.
Lo dico per esperienza personale e chi si occupa di queste cose dovrebbe tenerne conto.
Cominci quindi a chiederti cose del tipo: ma se sono libero perché ha già deciso tutto Dio? oppure sono veramente libero e cosa vorra mai dire?
In più, visto che il 90% del tempo è passato a parlare di scelta [un po' troppo sbilanciati?], ci si dimentica spesso della Grazia.
Almeno per quanto mi riguarda, non ho mai sentito parlare di questa Signora qui, se non una volta (Roma, 8 dicembre 2001, omelia - ricordo ancora qualche cosa: gratitudine, gratuitamente, grazia...).

A fronte di tutto ciò, quindi, preferisco vederla così.
Invece di parlare di "volontà di Dio", parlerei piuttosto di "sogno di Dio" - tanto quanto noi sogniamo che le persone che amiamo siano felici, così Dio sogna che noi siamo felici.
La volontà di Dio su di noi non è altro che il sogno di Dio sulla nostra vita. Lui ci vorrebbe così.
Ma un sogno non è qualcosa che ti obbliga a scegliere in una determinata maniera.
E' un sogno, che speri si realizzi.
Di sognatori, poi, è piena la Bibbia.
C'è Giuseppe che sogna e porta la sacra famiglia in Egitto.
Ma c'è anche Giuseppe, figlio di Giacobbe, che i sogni sapeva leggerli.

Dalle mie parti si dice anche:
"non chiederti che posto ha Dio nel tuo cuore, ma che posto hai tu nel cuore di Dio"
(Cercando radici, vademecum di Ac dei primi anni 90)

Che cosa voglio fare da grande?
Che si avveri il sogno di Dio.

ps sì, lo so, poi ci sarebbe da parlar di Regola di vita spirituale e di vita secondo lo Spirito, ma non vorrei annoiare troppo

Postato da: etty a 18:52 | link | commenti (2)
inutilefede

mercoledì, 28 dicembre 2005

"Dubitare e credere sono la stessa cosa.
Solo l'indifferenza è atea."

Eric-Emmanuel Schmitt in "Il Vangelo secondo Pilato"

Postato da: etty a 22:24 | link | commenti (1)
piccolipensieri

Di questa benedetta laicità

Questo è un post che non dovrei scrivere, ma che scrivo lo stesso.
Raccontavo un mese fa che ho da poco iniziato la pratica forense.
Faccio pratica in uno studio civile nella mia città e collaboro con un avvocato in un altra che si occupa di immigrazione, andando in giro a conferenze e seminari (da gennaio dovrei riuscire ad andare anche ad ascoltar quel che si dice in un paio di sportelli legali della mia provincia).

Ora, dovete sapere che a questi due miei avvocati di riferimento ho dato un nome: il Rosso e il Nero (cliccando si aprono disegni loro somiglianti).
Mettiamo subito in chiaro: se pensate che i colori siano un riferimento politico...beh, avete indovinato.
Il Nero ammette esplicitamente di non sopportare gli stranieri (però mi lascia portarli in studio) e cerca di spiegarmi che il razzismo non esiste (è un dicorso interessante), mi spiega la storia secondo lui, ce l'ha  con il comunismo (ma di più con i Verdi: "l'aviaria era una scusa per chiudere la caccia, lo so!") ed è cacciatore (domani sera cena di cinghiale cacciato da lui per tutto lo studio!).
Il Rosso ha lavorato quindici anni in Cgil, va a manifestare e fare sciopero in piazza con i lavoratori o alle manifestazioni per la pace, si occupa di immigrati, anche in sportelli di consulenza gratuita, da quasi vent'anni.

Ed io? Mi trovo bene con entrambi.  [ps a scanso di equivoci: sanno l'uno dell'altro, più o meno]
Devo dire che a volte fatico un po' e che c'è il rischio della banderuola che sventola a seconda del vento di circostanza. Ma credo anche che l'etica professionale vada misurata in concreto. Per quanto impossibile, ci provo.
Perché sono due le cose che il Rosso e il Nero hanno in comune.
La prima è la professionalità. Indiscussa in entrambi - e nel mondo in cui sto entrando non mi par cosa da poco!
La seconda...è l'opinione sulla Chiesa Cattolica.
Tanto che un'amica m'ha chiesto "Ma un Bianco, no? non sarebbe meglio?". Uhm... no, non credo sarebbe meglio.

Sto cominciando a pensare che nella propria FEDEltà alla vita, il rischio sia quello di credere che la fede si concretizzi in una prassi politica, in un colore piuttosto che in un altro, andando così a confondere fede e ideologia.
Ora trovarsi in contesti così diversi mi costringe a confrontarmi con enormi pregiudizi. Anche (e soprattutto) quando non ne ho voglia.
Per esempio, che cosa vuol dire un Dio che si incarna e si fa uomo in realtà come quelle che incontro?

Postato da: etty a 22:21 | link | commenti (3)
diariodiviaggio

La strenna di Natale: il podcast di VivaRadio2!

Postato da: etty a 00:29 | link | commenti
vagabondando

martedì, 27 dicembre 2005

Oggi il mio primo cliente straniero. Primo. Mio. Trovato io.
Robe da lacrimoni, giravo super felice per lo studio.
I consigli.
ore 10: "guarda,  se hai problemi si può chiamare quel avvocato là...però non so ora dove sia. Ha ricevuto minacce. Sai com'è, l'immigrazione è pericolosa. Secondo me, dovresti occuparti d'altro"
ore 11: "devo rimanere anch'io quando arriva il tuo cliente? è pericoloso?"

Novembre 2001, pagina di diario
"Ma non è pericoloso? (per chi?)
Sì, è pericoloso perché posso conoscere le ingiustizie e soffrire sentendomi impotente di fronte ad esse. E' pericoloso perchè incontro persone di fedi e culture diverse e potrei scorpire quanto poco profonda è la mia. E' pericoloso perché non ho risposte a tutte le loro domande"

Postato da: etty a 23:46 | link | commenti (1)
diariodiviaggio, pensiericlandestini

Littlerome's room: una casa accogliente.
Una nuvola come tappeto, verrebbe da dire.

Postato da: etty a 23:30 | link | commenti (1)
vagabondando

lunedì, 26 dicembre 2005

Segnalibri: se la vita fosse un libro, avrebbe molte orecchie.

Postato da: etty a 19:36 | link | commenti
vagabondando

sabato, 24 dicembre 2005

L’ASINO E IL BUE

(ho ritrovato questa piccola storia nell'archivio del mio pc, datata Natale 2001. Un po' strampalata, andrebbe sistemata. Ve la regalo comunque. L'augurio è quello di un Natale che lasci posto al Mistero)


L’Asino e il Bue erano in ritardo.
"Corri stupido! Tu e il tuo faccio l’ultimo riposino. Ora rischiamo di arrivare che è già tutto finito", disse l’Asino. "Guarda che sei tu quello che doveva finire le ultime spese, quante volte ti ho detto che si fanno dopo, quando ci sono gli sconti" ribatté il Bue.

Correvano al galoppo l’Asino e il Bue, correvano per il campo dei Pastori, tutto buio, solo un fuoco e alcune voci lontano. Correvano al galoppo e si diressero a Betlemme.

"Qui qui, ecco l’albergo, Giuseppe mi ha detto che avrebbero cercato posto qui"

"In un albergo? Ma mi pareva di ricordare che non fosse qui l’altra volta"

"Certo che è qui: dove vuoi trovare panettone e pandoro? E il cotechino? E il pasticcio? Il pranzo si fa qui"

E così suonarono il campanello.

"chi è? Ah, siete quelli dell’anno scorso!"

Si apre una porta e una voce da in fondo al corridoio "Ragazzi! Sempre in ritardo, tutti gli anni. E’ mai possibile che non arriviate puntuali"

"Scusa Giuseppe, c’è ancora posto?"

"Beh ovvio che noi facciamo sempre il pienone e posto non ce n’è mai, ma per voi teniamo sempre qualcosa. Dai, sbrigatevi."

E l’Asino e il Bue trovarono posto. In albergo.

Certo che se non si fossero ricordati di loro, chissà dove sarebbero finiti.

Magari in una stalla.

Ma dico, avete mai visto l’Asino e il Bue in una stalla?

Postato da: etty a 18:19 | link | commenti (2)
aquiloni

Betlemme per la gente di Betlemme

"Celebrare il Natale circondata da un muro alto 8 metri, da un punto di vista umano certamente è una pena grande, è una chiusura di orizzonti. Ma anche qui, quando ci si inginocchia davanti al Dio fattosi uomo bisogna far cadere il muro dell’egoismo e aprirsi agli altri. Bisogna far cadere il muro dell’orgoglio e saper essere umili. Bisogna far cadere il muro che non ci fa più vedere il nostro peccato ed invocare misericordia; bisogna far cadere il muro delle nostre tristezze per invocare la via della gioia che è quella di camminare con Cristo i passi della nostra vita. In questo senso auguro a tutti di inginocchiarsi con umiltà e fede davanti al Bambino di Betlemme e di ritrovare ivi la sorgente della vita, della pienezza della vita e della gioia. Buon Natale"

Mons. Pietro Sambi, nunzio apostolico in Terra Santa per 7 anni e da poco nominato nunzio negli Stati Uniti.

Postato da: etty a 00:22 | link | commenti (1)
israelepalestina

 

about me

io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza

Etty Hillesum, 1943

perché
"artisan de paix"?

storia del mio viaggio in Terra Santa

questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole

leggi i racconti dalla Terra Santa

guarda le foto

"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)

sul comodino

Etty Hillesum, Diario 1941-1943

sulla scrivania

Amos Oz, Contro il fanatismo

in borsa

Carretto - Balducci,
La santità della povera gente

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