«Senti, Pippo: un'arma in tasca non ti fa male; vedi che quasi ogni giorno succede qualche fattaccio! Ed anche tu hai il dovere di difenderti !» Ad un suo intimo che un giorno con più insistenza gli ripeteva questi argomenti disse: «Senti, caro, io ho ventiquattro anni; se mi dovessi trovare un brutto giorno nella necessità di difendermi e difendendomi uccidessi qualcuno, forse avrei tutti gli anni che mi rimangono, amareggiati da un rimorso; potrei rovinare una povera donna, dei bambini innocenti. No, no; non voglio avvelenarmi la vita; nei guai io lascio gli altri, perché in Dio e nel Paradiso, io ci credo!».
«Ma tu hai il dovere di difenderti!» «Sì, lo so, ma tu li credi proprio così sanguinari? Penso che noi a volte esageriamo nel valutare la loro cattiveria. Non so poi perchè dovrebbero cercare me; non ho mai fatto male a nessuno! Perchè dovrebbero farne a me?! Sì, potranno fermarmi, minacciarmi, potranno darmi due schiaffi, due pugni come hanno già fatto; poi tutto finisce!»
Pippo è Giuseppe Fanin, ucciso a 24 anni nel 1948, a San Giovanni in Persiceto (Bo).Quando fu ucciso, gli fu trovato un foglietto in tasca, macchiato di sangue.
La sua regola di vita spirituale e tre parole:
preghiera, azione, sacrificio.
A titolo di cronaca è doveroso dire che sono affezionata a questo testimone di fede non solo per la sua scelta di amore e di nonviolenza, ma anche perchè era il cugino di mio nonno materno. Però santo o beato no, lasciamo perdere queste cose. Lui avrebbe detto: "ho fatto solo il mio dovere".
Il gioco dell'impiccato in francese
(inserire il proprio nome e cliccare sulla freccia - poi cliccare su "on y va" e si comincia a giocare senza fine)
La Rosa Bianca
Film visto stasera e consigliato.
Mi ha fatto venire in mente Gertrud, ragazza di Monaco di Baviera che vive in Italia e che ho conosciuto a Lione. Mi ripeteva in continuazione che non è vero che i tedeschi non hanno fatto opposizione e resistenza al nazismo. Semplicemente queste cose sono poco note. Suo nonno ad esempio si rifiutò di prendere la tessera al partito e di conseguenza finì subito al fronte russo, lui giovane studente universitario che poteva scamparla.
Ottenne un permesso premio per poter sposare la sua fidanzata che, rimasta subito incinta, fece sì che lui finì in un fronte più vicino, in Francia, e riuscì a tornare a casa nel 1947. I suoi commilitoni in Russia morirono o finirono nei campi di prigionia russa.
Si calcola che nel 1945, alla fine delle ostilità, 100mila tedeschi soppravvissuti sul fronte russo furono fatti prigionieri e lasciati liberi (di tornare a casa a piedi) solo dopo dieci anni, nel 1956 dopo la morte di Stalin. Ne tornarono 10mila, sconvolti.
Frase del film - Sophie, la protagonista, parla con la sua compagna di stanza e racconta dell'estate prima:
"Che cosa c'era al mare del nord di diverso? Non c'erano i soldati. C'era solo il mare e il cielo. E il vento e i nostri sogni."
Giovannino e Papa Benedetto
(segnalazione un po' in ritardo. Il giovane papà di Giovannino mi perdonerà. Vi seguo con affetto e spero di vedervi quanto prima)
Avvento
Avvento è il tempo liturgico dell'attesa, mi han sempre detto.
E se fosse invece il tempo dei viaggi che precedono la venuta?
I magi erano in cammino, Maria se ne va da Elisabetta, poi si sposa e se ne va con il marito a Gerusalemme per il censimento ect.ect.
Così, vuoi per caso oppure no, la sottoscritta farà tutte le domeniche d'Avvento fuori casa.
Una sarò ostaggio di una banda di matti (a proposito: complimenti per la pubblicazione a L.W.! a quando un articolo di Grazioso sulle pagine di Avvenire?)
Una seconda in Capitale dedicata a lei
Una terza a pregare Piergiorgio Frassati a Torino. E al Sermig (finalmente! è dal '99 che voglio visitarlo e ogni volta mi salta per vari imprevisti)
Una quarta a visitare ai confini nord-est d'Italia quella che per me è la sacra famiglia e di cui vi parlerò più avanti
Il pensiero naturalmente corre a Betlemme e ai pastori e alle pecore che ho visto laggiù (e che vedete in una foto qui affianco, scattata da me un anno fa...già, un anno fa...quando tornerò in Terra Santa? Insh'allah)
Appunti di prima neve
- ricordarsi di mettere le catene alla bicicletta- ricordarsi di metter l'antigelo al cuore
- ricordarsi di ascoltare il silenzio

Dice Erri De Luca di non sentirsi scrittore, parola troppo alta, aulica, ma semplicemente di raccogliere parole.
Lo stesso credo si possa dire di Luisito Bianchi.
Folgorata da "La messa dell'uomo disarmato", perché mi ricorda la terra e la storia della campagna da dove vengono i miei genitori, è un libro che mi è stato consigliato e che a mia volta consiglio (e quelli del Piccolo Zaccheo si ostinano a far resistenza. Non indugete, vi dico).
Ora sono alle prese con "Come un atomo sulla bilancia".
Don Luisito, che è stato assistente Acli nazionale qualche decennio fa, per onestà (visto che sempre parlava di lavoro e dignità del lavoro), chiede di far un'esperienza in fabbrica come operaio. Ne nasce questo libro, inizialmente pubblicato dalla Morcelliana, ora ristampato da Sironi.
Perché leggere don Luisito?
Per l'umiltà dello scrivere,
per quella sua ricerca lenta attorno alla gratuità.
Son capitata su Ora Sesta, che contiene un archivio di don Luisito. Imperdibile.
Consigli musicali
"Nei mari della luna,
i tuffi non si fanno,
non c'è una goccia d'acqua,
i pesci non ci stanno:
che magnifico mare
per chi non sa nuotare"(Marco Paolini e i Mercanti di Liquore, Due parti d'idrogeno per una d'ossigeno, in Sputi)
about me
io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
sul comodino
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
sulla scrivania
Amos Oz, Contro il fanatismo
in borsa
Carretto - Balducci,
La santità della povera gente