"Se un tempo il rischio per la cristianità era quello di ridurre l’amore del prossimo a “strumento” dell’amore di Dio, oggi il rischio più frequente mi pare quello opposto: ridurre l’amore di Dio a “strumento” per raggiungere altri scopi utili alla persona e alla società. Gli intenti possono anche essere nobili, ma l’assolutezza dell’amore di Dio ne può risultare compromessa.
Perché amare Dio con amore prioritario, totale, radicale? La ragione non è perché questo amore ti realizza o ti gratifica o ti assicura la pace del cuore e il conforto nel dolore; e neanche perché l’amore di Dio sorregge meglio l’amore del prossimo, e quindi è utile per la costruzione di una società più giusta. Tu non ami Dio per qualche vantaggio – anche se si possono avere molti vantaggi – ma prima di tutto perché egli “ci ha amati per primo” (1Gv 4,19)"
(SE. Mons. Francesco Lambiasi, assistente generale dell'Azione Cattolica, 23 ottobre 2005 - reperibile qui)
Mari del Sud
Diversi mi han chiesto "dove vai dopo la laurea?", partendo dal presupposto che sarei sicuramente partita.Ebbene sì, devo ammettere che è così: parto.America? Asia? Africa? si chiederà qualcuno.Più lontano: per i mari del sud.Dopo quattro colloqui in meno di una settimana dalla laurea ed un quinto tra qualche ora, direi che il mare su cui mi sto per immergere è un po' come quegli oceani fatti di squali e di pirati di cui parlava il Salgari. Ovvero i famigerati due anni di pratica per diventare avvocato.Con la differenza che non sono Sandokan e non m'interessa diventar salvatore di alcun paradiso perduto in mano agli inglesi.La classica domanda che mi sento fare è "e se un omicida ti si presenta da difendere, tu cosa fai?"Credo sia una domanda mal impostata.Prima di tutto, se proprio vogliamo ammettere la domanda così impostata, vorrei ricordare di Caino, che continua a fuggire, indifeso: giustizia non significa vendetta, almeno per me. Per cosa intendo per fede e giustizia, vi invito a rilegger Rosario Livatino.
Vorrei far notare come questa domanda sia male impostata: non mi si presenterà mai un omicida che candidamente dirà "sì, sono colpevole" e se proprio fosse il caso, non verrà mai da me (fossi in lui, cercherei un avvocato di grido, uno "squalo vero" da prima pagina sui giornali). La vita ti si prensenta molto più complessa, anche nei casi più palesi, quel che tu saprai sarà quel che ti racconta il tuo assistito e solo poi scoprirai che non ti ha raccontato tutto quel che c'è da sapere.Il caso di un omicida, se volete, è in fondo molto più "facile" dal punto di vista etico. Altri sono i problemi, da un punto di vista etico: il colloquio di ieri mi è piaciuto molto, l'ambiente, lo studio, quel che lì potrei imparare a differenza di altri posti che più che praticanti cercano centralinisti tuttofare; non mi troverò davanti nessun omicida, però molto probabilmente si tratterà di sfratti, e non credo per chi è sfrattato. Che cosa farò? come mi porrò? Cosa vuol dire per il mio modo di vivere la fede?
Ci ho pensato tra stanotte e stamattina.E credo che tirarsi indietro prima di "vedere", non volersi sporcare le mani e rimanere in una sorta di realtà edulcorata...per una vita cristiana, serve prima di tutto una vita. Troppo facile stare tra le mura della "sacrestia".Parto così, per questi mari del sud, forse troppo sprovveduta di fronte a certi squali, ma consapevole che Il Vento continuerà a soffiare dove e quando vuole, la Parola ne sarà la bussola. E forse chissà, si continuerà a scrivere su questo diario di bordo, di albe e tramonti nuovi.
La storia di Jean-Sélim Kanaan, funzionario Onu, impegnato per anni in Bosnia e Kosovo, morto a Baghdad nell’attentato contro la sede Onu dell’agosto del 2003 all’età di trentatré anni.",,,Che là dove tu passi, ci sia calore umano e tenerezza. Che tu sappia confortare chi è triste e galvanizzare gli animi coraggiosi. Che tu dia prova di coraggio sempre, che tu dica a voce alta e forte, con dignità, quello che credi sia giusto. Perfino nell’avversità e di fronte al biasimo dei più. Senza chinare il capo anche se ti costa, per guardare dritto negli occhi chi ti ama, con la certezza di aver sempre cercato il bene. E cercare il bene vuol dire amare il prossimo, chiunque esso sia. L’importante, figlio mio, è che tu sia felice, che la tua vita sia dolce senza essere inquadrata, che tu ti senta tanto amato quanto amerai e, soprattutto, che tu sia libero..."
Papiro
Si chiama "papiro di laurea" ed è una vera e propria tradizione che risale al 1300: si tratta di un manifesto con tanto di caricatura e la propria vita viene raccontata in rima o ancor meglio in sonetti (dipende dalla bravura degli amici) enfatizzando gli aspetti più simpatici e/o caricaturali.
Qui a sinistra potete notare la mia caricatura, con tanto di mappamondo e aquilone, nonché in tenuta calcistica (già, giocavo a calcio e calcetto...chissà, magari potrei anche riprendere...)
La parte che mi piace di più è "ipse dixit" (o "frasi celebri"), frasi che il neolaureato ripete in continuazione. Le mie? Eccole qui:

Il commercio di armi da fuoco e di munizioni deve essere proibito in Brasile?
domani il referendum, obligatorio per chi ha diritto di voto
Laureata, sì, è tutto finito.
Gli amici mi han vestito da araba tunisina, ma sembravo Dante, e mi han fatto girare per la città ad invitare ragazzi a venire gratis in viaggio con me: "Vacanza esplosiva a Baghdad", "opera pia in pellegrinaggio", "viaggio in transilvania in palafitta"...
A presto per le foto e il papiro
Dedica/2
"Se Dio ti chiama, bambina mia, se Dio ha dei progetti su di te, le vie di Dio sono insondabili, e le intenzioni di Dio sono segrete; i progetti di Dio sono eterni, i progetti di Dio sono infiniti, i progetti di Dio sono straordinari; se Dio ti chiama, se Dio ha delle intenzioni su di te, tu non troverai mai riposo, il pane quotidiano del riposo, il riposo come gli altri, il riposo di tutti, il riposo su questa terra"
Charles Peguy, Il mistero della vocazione di Giovanna D'Arco
Dedica/1
"La poesia ha questo di buono, quando è buona,
che ci anima, ci risveglia, ci fa sentire le cose,
ci fa correre, volare.
Vien voglia di cantare anche noi, quando vicino
a noi uno prende a cantare.
La via della vita così spesso è così dura,
l'intelligenza si fa talmente perplessa e
oppressa in certe giornate, che a camminare
cantando si cammina meglio.
E' un refrigerio, un'ala..."
Giuseppe De Luca, Introduzione alla Storia della Pietà

Riti di laurea
che cosa è un rito?
Ringrazio chi invita alla preghiera per la mia laurea. Quasi quasi non ci credo neanche io, che mi laureo. Poco fa ho ricevuto una telefonata iniziata con "pronto, dottoressa?" e credevo fosse uno scherzo ed invece era un avvocato per far la pratica. Mi volevo sotterrare per la figuraccia: ho la sindrome da Scherzi a parte. O forse perché non oso immaginare cosa mi combineranno gli amici nei prossimi giorni. (Un appuntamento per venerdì pomeriggio l'ho rimediato)
Review, dunque:
mi laureo giovedì mattina
ieri ho incontrato il co-relatore, un costituzionalista. Ho tentato di dirottarlo sul quarto capitolo, la libertà di religione e di coscienza in Israele e Palestina da un punto di vista costituzionalistico; mentre ho provato a dirottare il mio prof. su un'introduzione metodologica, uno sguardo alle minoranze ieri e nel futuro attraverso l'analisi giuridica e un riferimento all'attualità con le conseguenze giuridiche del disimpegno da Gaza. Giovedì scoprirò se son brava o meno a dirottare la gente. (dialoghi surreali del tipo "no, professore, no. Questa cosa qui proprio non val la pena chiederla, ci porterebbe fuori tema. Visto il poco tempo che c'è, punterei a quest'altra, mi par più avvincente; poi ci mettiamo pure un riferimento all'attualità dell'ultimo mese, così magari non si addormentano tutti. Direi che così va bene, sì")
Di certo ho preso una decisione importante per giovedì:
l'importante è...divertirsi!
Qui in Veneto è nata tutta una tradizione di riti di laurea di cui la sottoscritta cerca di prendersi il meglio.
1. il "papiro": si tratta di un cartellone bianco, tipo manifesto, su cui gli amici ti ritraggono per quello che tu NON vorresti si sapesse o si vedesse. Una caricatura e la tua storia in rima. La mia famiglia non vede l'ora (ma quale attesa per la discussione, suvvià!)
2. gli scherzi: solo geniali e intelligenti, indicava il mio invito di laurea. Prevede travestimenti o svestizioni, a seconda degli amici. Di solito, nel mio gruppetto, ho sempre fatto del mio meglio per organizzare scherzi agli altri: credo che sarò ripagata (speriamo non centro volte tanto)
3. la bomboniera: è una piccola sorpresa, invece dei confetti rossi, ho optato per una spilla-colomba di pace in legno. Made in Betlemme, naturalmente.
4. i regali: ho visto splendidi jet-set di valige o super macchinette fotografiche regalate in serie...ho chiesto di esser esonerata da tutto ciò. Il regalo più bello per me è la laurea stessa, l'aver concluso un cammino e poterne cominciare un altro. Continuo a ripetere di volermi laureare in legge da più o meno la prima elementare (chiedere a mia mamma per credere!). E vista la mia tesi, regalo ancor più bello sarebbe poter regalare questa possibilità anche a giovani cristiani della Terra Santa, di Betlemme. Ragazzi che, a vederli impegnati a mandare sms o svogliati sui banchi delle superiori o a mangiare un gelato, son indentici ai nostri. Ma che non è detto che abbian la possiblità di andar all'università. Di certo non è offrir a qualcuno un lavoro, ma non é neanche offrir un posto ad un genio: quel che ho chiesto è dar la possibilità ad un giovane che ci mette impegno.
In questi giorni ingaggerò un piccione-pellegrino viaggiatore che porterà i soldi laggiù il prossimo Natale.
about me
io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
sul comodino
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
sulla scrivania
Amos Oz, Contro il fanatismo
in borsa
Carretto - Balducci,
La santità della povera gente