Di acque sante rumene e bombardini ladini
(questa foto è stata scattata questo pomeriggio mentre scendevo da passo Fedaia, lato bellunese, ed è dedicata a NBergamasco che mi legge sempre d'Oltreoceano)

Avevo promesso splendide e faticose salite: ci sono state per le scale dell'albergo!
Dieci giorni di lavoro quasi senza sosta, a pulirlo da cima a fondo e poi l'apertura di stagione tra camposcuola, alpini, volontari, qualche famigliola, preti e frati.
Guardar le persone partire per le camminate al mattino,
provare a rubarne i racconti la sera.
La meta lassù, Rifugio Pian dei Fiacconi, è rimandata. L'ho davanti agli occhi del cuore anche ora.
In compenso potrei raccontarvi dell'Impero Austroungarico: perché c'era Nicola, 23 anni, di Penia, che vive in una casetta con 3 mucche nella stalla al posto del garage e che gira vestito in tirolese e parla ladino; perché c'erano i ragazzi rumeni che io sostituivo che sono arrivati lunedì dalla Transilvania (ex austroungarica anche'essa) che han portato una bottiglietta d'acqua santa (NdA: per i non veneti, sinonimo di grappa, acquavite...) rumena, che va bevuta PRIMA del pasto.
"Come non vuoi assaggiare? E ieri sera che hai bevuto il bombardino allora?"
Dicesi "bombardino" tipica bevanda invernale ladina della Val di Fassa che aiuta nei momenti di freddo intenso: si tratta di vov e ruhm caldi con sopra la panna montata fresca.
Sieti invitati a casa mia il prossimo inverno per la degustazione.
Per il resto ora ripenso al tramonto che ho visto a Passo Sella, a 2244metri.
E alla temperatura di lassù.
Ieri

Quassù
Immaginate di passare 5 giorni a pulire un albergo guardando questi panorami (le foto sono mie, scattate alle 7 di mattina o alle 20 - prima e dopo il lavoro, insomma).
Tra pochi minuti arrivanano i primi 80 ospiti della stagione: 50 ragazzi del Msac vicentino e 30 alpini (ex...beh, di una certa età) che domani andranno al Rifugio Cotrin.

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Vado via (ma torno presto)
Me l'han chiesto ieri, e ho deciso stamattina: il tempo di far la valigia, sistemare un paio di cose e lunedì mattina me ne vado a far pulizie e a servir in tavola per 10 giorni ai piedi della Marmolada, nella casa-albergo per campiscuola dell'ac vicentina, a Penia di Canazei, in Val di Fassa.
C'è bisogno.
E ne ho bisogno: di staccar da qui psicologicamente
e di far un po' di fatica fisica.
Anche il mio pc ha bisogno di staccar la spina, per cui se ne sta a casa.
Guarderò la posta, forse.
Preferirò appoggiare le spalle al muro della casa che vedete qui sopra e guardare la vetta, in alto, della Marmolada.
La sera uscire e guardare le stelle, nel buio della notte.
Sudare e faticare, aspettando l'ultimo giorno: se non ci sarà troppo da fare, e il tempo sarà sereno e avrò voglia di una pazzia...
Mi alzerò presto. Risalirò a piedi la valle fino a Passo Fedaia, circa 2 ore di cammino con un dislivello minimo (dai 1500 di Penia ai 1650 di Passo Fedaia) poi dal lago Fedaia salire a piedi fino al Rifugio Pian dei Fiacconi, 2600m, ai limiti del ghiacciaio della Marmolada.
E lì, sulla neve e con un thé bollente, sedersi a contemplare il cielo.
Prendere in mano la propria vita e discernere cosa tenere.
Lentamente scendere e tornare a casa.
Qualcuno mi direbbe
“Lo que permite avanzar
hacia una meta
non es el camino,
sino el caminarlo”
Statemi bene.
Che questo ti basti

A volte presi come siamo dalle mille mail e (sì, anche) dai blog, ci si dimentica come un piccolo biglietto possa far piacere.
Cartoncino bianco semplice, poche righe,
lo tieni in mano e per un istante il tempo si ferma:
pensi a chi te l'ha scritto, ne guardi la grafia sincera
e provi ad indovinare qualcosa in più.
Mi fermo sulle ultime parole
"Chiedo al Signore che il Suo disegno su di te si compia alla perfezione, e che questo ti basti"
Che questo mi basti.
Quante volte vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze?
Che questo mi basti.
Mi viene in mente un'altra frase: "Ti basta la mia Grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza"
Che questo mi basti.
E lascio scorrere via tutte le programmazioni, i calendari, le progettazioni di questi giorni che provano ad assediarmi.
Che questo mi basti: un disegno su di me.
E NON CHIEDERE NULLA
David Maria Turoldo
Ora invece la terra
si fa sempre più orrenda:
il tempo è malato
i fanciulli non giocano più
le ragazze non hanno
più occhi
che splendono a sera.
E anche gli amori
non si cantano più,
le speranze non hanno più voce,
i morti doppiamente morti
al freddo di queste liturgie:
ognuno torna alla sua casa
sempre più solo.
Tempo è di tornare poveri
per ritrovare il sapore del pane,
per reggere alla luce del sole
per varcare sereni la notte
e cantare la sete della cerva.
E la gente, l'umile gente
abbia ancora chi l'ascolta,
e trovino udienza le preghiere.
E non chiedere nulla.
Mi han rubato l'idea del mio prossimo libro, e anche il blog: sigh, sob!
(cliccate sulla foto per ingrandire l'articolo - fonte Avvenire di oggi, p.30)
Un punto è l'embrione
un secolo di vita
che ascolta l'universo
la memoria del mondo
fin dalla creazione.
L'uomo che nascerà
è un'eco del Signore
e sente palpitare in sé
tutte le stelle.
Uccidere un embrione
è negare l'Universo
è negare la musica
è negare il silenzio.
La voce dell'embrione
è voce di battaglia
il pianto nascituro
che geme nella carne
la madre dell'embrione
è soltanto la vita
Alda Merini su Vita
Ripristinata la pena di morte in Palestina.
Qui la notizia sul Corriere,
qui in inglese su Electronic Intifada
Sottovoce
Ieri ho ricevuto queste poche parole che fanno seguito ad una chiacchierata di giovedì sul referendum. Ve le riporto, sperando che la persona che me le ha scritte non capiti qui. Ma mi son piaciute e vanno divulgate.
Per il resto, credo sia giusto far silenzio ora. Buone scelte.
"Referendum. Ieri non te l'ho detto, ma, al di là di chi a gran voce sbandiera "sì, no o astensione", mi conforta leggere nei cuori di chi sottovoce rivela la propria posizione un anelito di vita, la difesa della vita come dono sacro.
E' con questo spirito che ho operato la mia scelta, nella speranza di essere in qualche modo strumento di Dio e non strumentale ai capricci della mia Chiesa."
about me
io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
sul comodino
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
sulla scrivania
Amos Oz, Contro il fanatismo
in borsa
Carretto - Balducci,
La santità della povera gente