L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità
Lettera per Barcellona, Catalunya, Espagna
Cara Gemma,
sono tante le cose di cui vorrei ridere insieme a te. Ti pensavo immersa al tuo lavoro da neo-avvocata, ti pensavo sulle tue montagne catalane con gli adolescenti che ti porti in giro, ti pensavo a far volontariato agli ammalati. Le solite cose insomma. Ma come le sai fare tu: tremendamente impacciata, dolce ma imbranata - la tua solita leggiadria da piccola elefante che tanto ci faceva ridere.
E invece oggi la tua lettera, che la tua vita è cambiata molto in questi mesi, ma che ora stai bene, manca solo la chemioterapia.
La chemioterapia??? Un tumore al seno a 26 anni???
Mi hai lasciato senza parole, ho dovuto rileggerti 3 volte per capire. Assimilare. Poi avevo il cuore che tremava.
Chère Gemma, ci siamo conosciute a Lyon, in France, durante il nostro erasmus 2002-2003 e sei una delle persone che ricordo con più piacere, abbiamo condiviso i momenti belli (dalle tue mitiche tortillias al tentativo di metter sù una squadra di calcio femminile per erasmus, dai pigiama party alle soirée-filles), i momenti intensi (il viaggio con te a Taizé), e anche quelli più difficili (come quando ti dissero che forse tua mamma aveva un tumore).
Sognavamo di poterci reincontrare, ma ci han messo di tutto per impedirlo: lo scorso anno 'attentato a Madrid e tuo nonno grave in ospedale; ed ora questo drago.
Sbattilo fuori.
Che voglio rivedere il tuo sorriso.
Che mi devi portar a mangiare i tapas e sulla rambla.
Il giorno che ho lasciato Lyon (ed io non ho avuto il coraggio che hai avuto tu di voltarmi indietro), quel giorno io sul treno e tu sul binario, hai inseguito di corsa il mio treno. Sembravi diventare farfalla.
Ricambio quel saluto
Ci vediamo a Barcellona,
à bientot, c'ést promis
il filo della memoria/1
A volte ci penso

Lyon, festa delle luci, 8 dicembre
E luce fu.
(domanda a tutti i filosofi, teologi, tuttologi e tutti gli altri pure che passan di qui: lasciatemi una risposta nei commenti, please!)
Il corso di arabo che sto facendo è divertente per i "personaggi" che la popolano. E perché spesso il prof spiega un po' di Corano e musulmani (è di Casablanca ed è un musulmano praticante - già, già è uno che fa il Ramadam).
L'ultima volta stava spiegando le lettere solari e lunari e aprendo una parentesi ha detto
"...sì, perché, secondo il Corano, Dio creò prima la notte e poi il giorno, e anche per voi cristiani no?..."
Ferma un attimo. Alzo la manina e dico che mi par di no, che da noi si dice un'altra cosa
Dio disse "Sia la luce! ". E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. (Genesi 1,3-5)
Domanda: (secondo il pensiero cristiano, e secondo la tradizione ebraica) Dio ha creato prima la luce e poi la tenebra? o esisteva la tenebra e Lui ha creato la luce? O erano presenti insieme e Lui le ha separate? E quali sono le conseguenze per cui per i musulmani Dio ha creato prima la notte?
So già che pensate:
"non hai altre domande, oggi?"
Beh, sì, ne ho un altro centinaio... se volete...
Cosa ne pensa la gente...
Ecco, uno sta qui, guarda la tv (elezioni in Palestina, nuovo governo israeliano, attacchi da tutte e due le parti ect ect) e si chiede "ma cosa pensa la gente che vive là di tutto ciò?" (se poi ci sta pure scrivendo la tesi, beh, allora ci capisce ancora meno: credetemi!)
Et voilà ieri mi è arrivata una mail da un amico cristiano palestinese di Betlemme. Ve ne traduco un pezzo interessante:
"E' chiaro che alcune persone non sono affatto interessate ad alcuna soluzione pacifica del nostro conflitto. Mentre la popolazione palestinese ha scelto un nuovo presidente in una maniera senza precedenti e con una maturità inattesa, la lotta continua. Attacchi d'Israele, i militanti rispondono, attacco di militanti, Israele risponde. Il ciclo della violenza è ancora qui e rimarrà apparentemente per un certo tempo. (...)
Il problema è che "desiderare la pace" può significare molte cose: pace per Sharon è vedere una popolazione palestinese divisa uccidere se stessa dall'interno, pace per Abbas [Abu Mazen] è fermare la violenza e creare uno stato palestinese, pace per Hamas è eliminare Israele e pace per la maggior parte dei militanti palestinesi è dire che Israele è fuggito dai territori perché sono spaventati dai loro attacchi! Il primo punto verso una pace reale è unificare la definizione "di pace", un'altra operazione molto dura sulle spalle di Mahmoud Abbas. Anche se riesce ad unificarlo nell'arena palestinese, non potrà cambiare la mente dell'Israele! Questo suona pessimistico o realistico? Beh, è più realista che pessimista!
(...) Non lo so quale potrebbe essere la soluzione a questo conflitto triste e sanguinante, nel frattempo preferisco mantenere questo pessimismo e sperare che un miracolo accadrà presto, perché amici miei, un miracolo è ciò di cui abbiamo bisogno"
Pescati nella rete
"se vedi la luce alla fine del tunnel, è il treno"
"perchè l'amore gratuito costa così tanto?"
”Try and fail, but don't fail to try.“
(Prova e vieni a mancare, ma non mancare di provare - gioco di parole in inglese)
"Gerusalemme è veramente un luogo di simboli straordinari.
Vivo, inoltre, la preghiera che definisco d’intercessione, nel senso etimologico della parola, “cammino in mezzo” a diversi contendenti senza voler dare ragione o torto né all’uno né all’altro, ma pregando ugualmente per tutti. La situazione politica odierna è così intricata e aggrovigliata che anche un competente farebbe fatica a spiegare oggettivamente ciò che è avvenuto, perché e come. Non conosco l’arabo, so l’ebraico biblico, ma non quello moderno. Non ho titoli per giudicare. Ho preferito [...] mettere in pratica la parola di Gesù: “Non giudicate e non sarete giudicati”. Qui soffrono tutti molto. È difficile dire: “Soffre di più quello, soffre di più questo”. Chi comincia la lista delle ragioni, dei torti? Si va all’infinito. E non si uscirà se non con qualche passo nuovo. D’altra parte questo luogo non è solo luogo di conflitto, è soprattutto luogo di dialogo. Si svolgono molti dialoghi a livello di base: dialoghi tra ebrei e cristiani, dialoghi tra ebrei e musulmani, dialoghi triplici tra ebrei, musulmani e cristiani. "
(Cardinal Martini ad una delegazione dell'Istituto Paolo VI, Gerusalemme, 10 ottobre 2004)
io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole
leggi i racconti dalla Terra Santa
guarda le foto
"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
Amos Oz, Contro il fanatismo
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