artisan de paix

L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità

lunedì, 31 gennaio 2005

Lettera per Barcellona, Catalunya, Espagna

Cara Gemma,

sono tante le cose di cui vorrei ridere insieme a te. Ti pensavo immersa al tuo lavoro da neo-avvocata, ti pensavo sulle tue montagne catalane con gli adolescenti che ti porti in giro, ti pensavo a far volontariato agli ammalati. Le solite cose insomma. Ma come le sai fare tu: tremendamente impacciata, dolce ma imbranata - la tua solita leggiadria da piccola elefante che tanto ci faceva ridere.

E invece oggi la tua lettera, che la tua vita è cambiata molto in questi mesi, ma che ora stai bene, manca solo la chemioterapia.
La chemioterapia??? Un tumore al seno a 26 anni???
Mi hai lasciato senza parole, ho dovuto rileggerti 3 volte per capire. Assimilare. Poi avevo il cuore che tremava.

Chère Gemma, ci siamo conosciute a Lyon, in France, durante il nostro erasmus 2002-2003 e sei una delle persone che ricordo con più piacere, abbiamo condiviso i momenti belli (dalle tue mitiche tortillias al tentativo di metter sù una squadra di calcio femminile per erasmus, dai pigiama party alle soirée-filles), i momenti intensi (il viaggio con te a Taizé), e anche quelli più difficili (come quando ti dissero che forse tua mamma aveva un tumore).

Sognavamo di poterci reincontrare, ma ci han messo di tutto per impedirlo: lo scorso anno 'attentato a Madrid e tuo nonno grave in ospedale; ed ora questo drago.
Sbattilo fuori.
Che voglio rivedere il tuo sorriso.
Che mi devi portar a mangiare i tapas e sulla rambla.

Il giorno che ho lasciato Lyon (ed io non ho avuto il coraggio che hai avuto tu di voltarmi indietro), quel giorno io sul treno e tu sul binario, hai inseguito di corsa il mio treno. Sembravi diventare farfalla.
Ricambio quel saluto

Ci vediamo a Barcellona,
à bientot, c'ést promis

Postato da: etty a 22:19 | link | commenti (4)
diariodiviaggio

giovedì, 27 gennaio 2005

il filo della memoria/1

Se tutto questo dolore
non allarga i nostri orizzonti
e non ci rende più umani,
liberandoci dalle piccolezze
e dalle cose superflue
di questa vita,
è stato inutile
Etty Hillesum, 24 luglio 1942

Postato da: etty a 01:09 | link | commenti (6)
diariodiviaggio, piccolipensieri

il filo della memoria/2

pianura padana, quei paesi bianchi
che corrono a cavallo della nebbia tra vicenza e padova.
Si scappava, si scappava di notte.
Gente di poche parole quella dei campi.
Come mia nonna Lina.
Arrivò una famiglia: medico, moglie e figlia di 9 anni.
E li nascosero in soffitta, anche tutto quel che avevano:
un baule, con i vestiti e un sacco di altre cose.
   
Poi arrivavano le perquisizioni, 
passavano al setaccio con i forconi anche la paglia.
E mia nonna, zitta zitta (come sempre l'ho vista)
preparava pane, uova, formaggio
e tutto quello che si riusciva in quei primi anni quaranta di guerra.
Faceva trovare un pasto caldo, sempre zitta.
I soldati si sedevano, mangiavano. 
E poi via, senza guardare, senza salire al piano di sopra.
 
"No, è troppo pericoloso per voi. Noi dobbiamo andare.
Lasciamo qui tutto, torneremo a riprendere le nostre cose dopo la guerra"
Così partirono. Di notte, di nuovo, per i campi e per i fossi.
 
E si narra ancora
di un baule e di una soffitta,
ancora nascosti da qualche parte...

Postato da: etty a 01:06 | link | commenti (2)
diariodiviaggio

il filo della memoria/3
  
Nei racconti di guerra qui a casa quando si diceva "i tedeschi" s'intendevano "i soldati tedeschi". Mai mi era passato per la testa che potesse esser offensivo.
Finché i miei sogni fatti fagotto, salii su un treno e mi trasferii a Lyon per un anno con una borsa di studio. 
(già, già, l'erasmus)
Là conobbi, tra gli altri, due tedesche: Gertrud e Martina.
  
Guai parlar di storia e della seconda guerra mondiale.
Guai, perché Gertrud partiva a spiegarmi
che non è stato come tutti ci voglion far credere.
C'era chi faceva resistenza, ma poco si sa.
Come suo nonno e i suoi amici scapestrati all'università, che non vollero aderire al partito nazista.
Beh, in cambio furono mandati a combattere in Russia.
Il nonno di Gertrud riuscì a tornare prima del disastro grazie ad un permesso speciale per sposarsi.
Gli amici, quelli che tornarono? dopo 10 anni di prigionia. Dopo la morte di Stalin.
  
Guai, guai a parlar di storia e di seconda guerra mondiale.
Guai, perché Martina si sentiva a disagio, cambiava discorso, cambiava espressione, scappava via con lo sguardo.
Un giorno mi decisi e le chiesi perché.
"Mio nonno combattè in Russia", disse
"Cavoli! e si salvò?"
"sì, torno subito"
"ma come ha fatto? se tutti gli altri si son fatti 10 anni di prigionia?"
"...mio nonno era un SS"
Martina tace. E poi racconta. Poi tace.
Lo senti il suo imbarazzo. Lo senti che si sente responsabile di suo nonno.
Non scarica le colpe, non fa revisionismo.
Senti il peso di questa storia sulle nostre giovani vite.
  
Non ci resta che esser amiche:
è tutto quello che possiamo "esportare" nel mondo.

Postato da: etty a 01:03 | link | commenti (1)
diariodiviaggio

il filo della memoria/4
  
Luisito Bianchi, La messa dell'uomo disarmato, Sironi, 2003 
  
questo libro inizia nel 1940 e mi ha raccontato mia nonna e la sua famiglia, la campagna immersa nei silenzi, l'entusiasmo di esser giovani e allo stesso tempo il "grande avvenimento" che mise quegli stessi giovani di fronte ad una scelta.
Che divise noi tutti. E da cui ancora spesso ci facciamo dividere.
Leggetelo.
  
 
...continuate a camminare sul "sentiero della memoria":
Dolittle, Stufa, The Gatta, Troppoditutto, Stepa, Barone, Menelao, Alp, Pattinando, Onelonleyknight, Virgo960, Colfavoredellenebbie, Fiorile, Bassista, Momi, 319, Caprette tibetane, Cicabu, Carnesalli, Harmonia, Joy_lb, Floreana...
Nonché quella che ha unito i fili della memoria su questi sentieri: Flor

Postato da: etty a 01:01 | link | commenti
vagabondando

lunedì, 24 gennaio 2005

 A volte ci penso

Lyon, festa delle luci, 8 dicembre

Postato da: etty a 01:11 | link | commenti (4)
resto, diariodiviaggio

sabato, 22 gennaio 2005

E luce fu.

(domanda a tutti i filosofi, teologi, tuttologi e tutti gli altri pure che passan di qui: lasciatemi una risposta nei commenti, please!)

Il corso di arabo che sto facendo è divertente per i "personaggi" che la popolano. E perché spesso il prof  spiega un po' di Corano e musulmani (è di Casablanca ed è un musulmano praticante - già, già è uno che fa il Ramadam).
L'ultima volta stava spiegando le lettere solari e lunari e aprendo una parentesi ha detto

"...sì, perché, secondo il Corano, Dio creò prima la notte e poi il giorno, e anche per voi cristiani no?..."

Ferma un attimo. Alzo la manina e dico che mi par di no, che da noi si dice un'altra cosa

Dio disse "Sia la luce! ". E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre  e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. (Genesi 1,3-5)

Domanda: (secondo il pensiero cristiano, e secondo la tradizione ebraica) Dio ha creato prima la luce e poi la tenebra? o esisteva la tenebra e Lui ha creato la luce? O erano presenti insieme e Lui le ha separate? E quali sono le conseguenze per cui per i musulmani Dio ha creato prima la notte?

So già che pensate:
"non hai altre domande, oggi?"
Beh, sì, ne ho un altro centinaio... se volete...

Postato da: etty a 11:29 | link | commenti (6)
diariodiviaggio

martedì, 18 gennaio 2005

Cosa ne pensa la gente...

Ecco, uno sta qui, guarda la tv (elezioni in Palestina, nuovo governo israeliano, attacchi da tutte e due le parti ect ect) e si chiede "ma cosa pensa la gente che vive là di tutto ciò?" (se poi ci sta pure scrivendo la tesi, beh, allora ci capisce ancora meno: credetemi!)

 Et voilà ieri mi è arrivata una  mail da un amico cristiano palestinese di Betlemme. Ve ne traduco un pezzo interessante:

"E' chiaro che alcune persone non sono affatto interessate ad alcuna soluzione pacifica del nostro conflitto. Mentre la popolazione palestinese ha scelto un nuovo presidente in una maniera senza precedenti e con una maturità inattesa, la lotta continua. Attacchi d'Israele, i militanti rispondono, attacco di militanti, Israele risponde. Il ciclo della violenza è ancora qui e rimarrà apparentemente per un certo tempo. (...)

Il problema è che "desiderare la pace" può significare molte cose: pace per Sharon è vedere una popolazione palestinese divisa uccidere se stessa dall'interno, pace per Abbas [Abu Mazen] è fermare la violenza e creare uno stato palestinese, pace per Hamas è eliminare Israele e pace per la maggior parte dei militanti palestinesi è dire che Israele è fuggito dai territori perché sono spaventati dai loro attacchi! Il primo punto verso una pace reale è unificare la definizione "di pace", un'altra operazione molto dura sulle spalle di Mahmoud Abbas. Anche se riesce ad unificarlo nell'arena palestinese, non potrà cambiare la mente dell'Israele! Questo suona pessimistico o realistico? Beh, è più realista che pessimista! 

(...) Non lo so quale potrebbe essere la soluzione a questo conflitto triste e sanguinante, nel frattempo preferisco mantenere questo pessimismo e sperare che un miracolo accadrà presto, perché amici miei, un miracolo è ciò di cui abbiamo bisogno"

Postato da: etty a 18:47 | link | commenti (5)
israelepalestina

Pescati nella rete

"se vedi la luce alla fine del tunnel, è il treno"

"perchè l'amore gratuito costa così tanto?"

”Try and fail, but don't fail to try.“
(Prova e vieni a mancare, ma non mancare di provare - gioco di parole in inglese)

Postato da: etty a 15:03 | link | commenti
vagabondando

mercoledì, 12 gennaio 2005

"Gerusalemme è veramente un luogo di simboli straordinari.
Vivo, inoltre, la preghiera che definisco d’intercessione, nel senso etimologico della parola, “cammino in mezzo” a diversi contendenti senza voler dare ragione o torto né all’uno né all’altro, ma pregando ugualmente per tutti. La situazione politica odierna è così intricata e aggrovigliata che anche un competente farebbe fatica a spiegare oggettivamente ciò che è avvenuto, perché e come. Non conosco l’arabo, so l’ebraico biblico, ma non quello moderno. Non ho titoli per giudicare. Ho preferito [...] mettere in pratica la parola di Gesù: “Non giudicate e non sarete giudicati”. Qui soffrono tutti molto. È difficile dire: “Soffre di più quello, soffre di più questo”. Chi comincia la lista delle ragioni, dei torti? Si va all’infinito. E non si uscirà se non con qualche passo nuovo. D’altra parte questo luogo non è solo luogo di conflitto, è soprattutto luogo di dialogo. Si svolgono molti dialoghi a livello di base: dialoghi tra ebrei e cristiani, dialoghi tra ebrei e musulmani, dialoghi triplici tra ebrei, musulmani e cristiani.
 "

(Cardinal Martini ad una delegazione dell'Istituto Paolo VI, Gerusalemme, 10 ottobre 2004)

Postato da: etty a 22:24 | link | commenti (2)
israelepalestina

 

about me

io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza

Etty Hillesum, 1943

perché
"artisan de paix"?

storia del mio viaggio in Terra Santa

questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole

leggi i racconti dalla Terra Santa

guarda le foto

"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)

sul comodino

Etty Hillesum, Diario 1941-1943

sulla scrivania

Amos Oz, Contro il fanatismo

in borsa

Carretto - Balducci,
La santità della povera gente

piccola libreria random

Ti ascolto

Feeds