L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità
E' arrivato il momento, 
io non posso aspettare
è un momento perfetto
per decidere di andare
(Casa del vento, "Rachel and the storm")
Ormai mancano meno di due settimane alla mia partenza:
gli ultimi appuntamenti da fissare, l'aereo da spostare causa impegno importante,
i regali da pensare a chi mi ospiterà (stavo pensando a parmigiano, affettati e un paio di bottiglie di buon vino...
...la passo la frontiera?), la valigia che farò la sera prima, il meteo da controllare
Insomma, i soliti preparativi, i soliti inconvegnenti che ti fan correre l'adrenalina lungo la schiena.
Se poi si aggiunge che sto andando a Gerusalemme da sola il tutto si moltiplica!
Dovrò aprire anche una nuova sezione, quella delle F.A.Q.? Ce ne sono di interessanti...
Estremamente, onesta?
“Devi accettare le critiche”
Da bambina mi sono sentita dire questa frase un milione di volte. E penso anche voi.
Così sono cresciuta con questa massima, cercando di ascoltare quel che mi si diceva.
Ne è nata questa piccola collezione che ora vi offro, in esclusiva, e che vi chiedo di completare.
“E’ meglio che tu non abbia sogni, tanto non si realizzano”
“Devi avere sogni, sei giovane, e i giovani devono sognare”
“Devi già sapere cosa fare da grande”
“E’ meglio che tu non sappia già cosa fare da grande”
“Bisogna impegnarsi, bisogna cambiare il mondo”
“Non perdere tempo ad impegnarti, tanto non cambia niente”
Ora, quando uno soppravvive a questo repertorio, se gli avanzano dei sogni nel cassetto che è riuscito a nascondere, ditemi, che fa?
“Devi accettare le critiche”
“Non ascoltare nessuno, va avanti per la tua strada”
La magia si ripete
Appena tornata da teatro: un'amica del coro Schola San Rocco canta in questo spettacolo qui su Pigafetta (quello che scriveva il diario di bordo sulla nave di Magellano, tanto per intenderci, durante i tre anni di giro del mondo): sono stata alle prove generali.
Ogni volta si ripete la magia. Quella di tenerti con gli occhi fissi, quella di sentirti uno con gli altri, quella dello "strappo nel cielo di carta".
Il regista Cuppone, alla domanda su perché ha scelto di portare in scena Pigafetta, ha risposto:
"Lui, uomo di grande fede, è riuscito ad andare oltre le convinzioni di Aristotele e delle Sacre Scritture che volevano a tutti i costi il mondo piatto. La sua vita è una serie di sfide e pensieri di grande attualità. Dal suo viaggio, Pigafetta importa tantissime riflessioni, dubbi: si interroga sulla multiculturalità, sull’atteggiamento da tenere nei confronti del diverso, dell’ignoto.. Se non è attuale questo!"
Un vicentino a cui piaceva viaggiare...e raccontare i suoi viaggi!
Domande alla porta dell'anima
Mesi e ore, settimane e giorni questi passati tra notizie di attentati e ostaggi.
E di queste notizie siamo anche noi in ostaggio.
Io provo a far "censura" qui a casa, cambio canale quando la tv da' notizie di esplosioni e decapitazioni. Non per me, che poi vado a leggermi le notizie, ma per la mia famiglia: non voglio che ci si preoccupi.
Però non nego che ci penso.
In questi casi, le domande si affacciano alla porta dell'anima "ed io che farei se mi trovassi in quella situazione?". Oppure ci sono persone che mi chiedono se partire, andare a Gerusalemme proprio ora, non sia un "andarsela a cercare".
Credetemi, non è incoscienza la mia.
E' desiderio di vedere, di capire, di cercare domande plausibili al conflitto permanente. E' desiderio di incontrare, di scoprire volti e chiedere.
Se proprio, poi, vi dovesse prender la paura, leggetevi il testamento spirituale di frère Christian, pochi mesi prima di morire in Algeria, ucciso dal fanatismo.
"Ecco che potrò, a Dio piacendo, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell’islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo, frutti della sua passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza, giocando con le differenze. "
Parole
"E parole come Dio e Morte e Dolore e Eternità si devono dimenticare di nuovo. Si deve diventare un'altra volta così semplici e senza parole come il grano che cresce, o la pioggia che cade. Si deve semplicemente essere." (Etty Hillesum, luglio 1942)
Parto per Tel Aviv tra un mese. Il passaporto da rinnovare, l'assicurazione medica, l'alloggio da confermare, i trasporti interni da capire, i contatti da trovare o da ricevere. E la mia tesi da portare avanti: mi laureo, appunto, in diritto internazionale su "le minoranze nel conflitto arabo israeliano".
Partirò disarmata, senza armi, neanche quelle delle parole. Tutta concentrata a vedere, ascoltare, toccare. Accarezzare gli sguardi di chi incontrerò.
San Francesco diceva "predicate il Vangelo, e se è proprio necessario usate anche le parole"
io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole
leggi i racconti dalla Terra Santa
guarda le foto
"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
Amos Oz, Contro il fanatismo
Carretto - Balducci,
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