L'urgenza di scrivere e il pudore delle parole: vivere in mezzo a queste due necessità
Comincia così
"Comincia così, comincia sempre così, è con i libri che comincia.
A otto anni s’indovina molto bene quelle cose lì, e che bisognerà scegliere. Scegliere Dio o il vuoto, il lavoro o la disoccupazione, la disperazione o la noia, scegliere. Solamente voilà, si è trovato un'altra cosa, si è trovato i libri, con i libri non si sceglie più, si riceve tutto. La lettura è la vita senza contrario, è la vita risparmiata." (Christian Bobin)
Ora è proprio vero: oggi ho comprato il mio biglietto A-R per Tel Aviv per il prossimo novembre.
Comincia così il conto alla rovescia.
Effetti collaterali
Il lungo velo le nascondeva il viso,
così da non far vedere le lacrime scendere.
E la rassegnazione nei suoi occhi, occhi
di una madre che era solita abbracciare
il figlio solo da lontano.
Così stava china su quel nome, perché solo il
nome le era rimasto, il nome di un giovane che
– come tanti ormai – aveva perso la vita in
questa guerra. La madre non capiva,
non capiva il senso di quella guerra,
ma non trovava domande al proprio dolore.
Cioè, dico, non solo non riusciva a trovare
risposte, ma non riusciva neppure a formulare
una domanda, non riusciva a dare corpo
a quello che sentiva. Corpo. Già, proprio quello le mancava, il corpo di suo figlio.
Neanche quello le era rimasto per potervi piangere sopra.
Era talmente sfigurato quel venerdì che l’aveva riconosciuto a fatica,
forse perché non voleva crederci,
non voleva credere che proprio suo figlio ora fosse freddo, lui
che prima era pieno di calore, muto lui che prima era impossibile far tacere,
immobile lui che prima era sempre in movimento.
La madre rimaneva inchiodata lì, sul nome di suo figlio.
Un suono lontano la distrasse per un attimo, il richiamo alla preghiera le diede
la forza di alzarsi e incamminarsi verso l’uscita del cimitero dove riposano
buoni e cattivi, insieme. Arrivata al cancello incontrò un’altra donna,
anch’essa nascondeva il proprio dolore dietro una maschera di disperazione.
Bastò un’occhiata per capire l’altra madre. Così decise di accompagnarla e
di tornare dentro. Dentro il dolore, dentro la disperazione.
Di nuovo.
Le due madri piansero insieme i loro figli. E ogni volta che il suono della preghiera
dava loro la forza di alzarsi e arrivare all’uscita, incontravano un’altra madre.
E poi ancora un’altra. E ancora.
Se solo potessero uscire, una volta sola.
Al ritorno poi troverebbero la pietra spostata e i sepolcri vuoti.
Facciamole uscire.
(foto tratta da qui)
Decisa
Ci ho pensato un po' e poi mi sono decisa: via tutti i contatori.
Mi rendo conto che, indirettamente, condizionano.
Ora siete di liberi di non lasciare traccia, se volete.
Il signor Auditel capirà?
Un solo avvertimento:
Vorrei stendere il mio mantello
sotto i tuoi piedi
Ma sono povero e ho soltanto i miei sogni
Perciò ho steso i miei sogni
sotto i tuoi piedi
Muoviti con passo leggero
Perché è sui miei sogni
che stai camminando
- Yeats -
A cavalcioni del Muro delle (mie troppe) parole
L’urgenza di scrivere e il pudore delle parole.
E’ possibile vivere tra queste due necessità? E’ possibile trovarsi in mezzo? Io mi sento lì.
E così sciolgo i pensieri in questo bagno di parole, lascio scorrere quel che il fiato ha sempre trattenuto: tutta l’angoscia, la disperazione, il tormento di questi miei soli vent’anni di fronte alla povera disperazione di chi saltando in aria ci tiene in ostaggio. Morire per sempre, senza alcuna resurrezione. A pezzi, senza nessun sepolcro. O nascondersi dietro un Muro.
Chi è la vittima se non la nostra speranza?
Ed io?
Tutto è cominciato così: “perché non fai la tesi sulla pace tra Israele e Palestina in diritto internazionale?”
Chi io?!
I dubbi straripavano. Fino a che tolsi il culo dalla sedia e misi un passo avanti all’altro. Scoprii di poter camminare. Ma il cuore è più lento dei miei passi, ha bisogno d’esser dissodato. Poi, la Parola scende, lentemente, con tempi che non sono i nostri.
Oggi gli urli disperati di una via Crucis fatta di check-points salgono al Cielo e arrivano fino a qui: è una Terra Ferita, quella che noi siamo soliti chiamare Santa.
Ho deciso di partire per Gerusalemme, spero il prossimo novembre. Dovrò camminare con passo leggero, togliermi le scarpe. Piangerò e romperò vasi di olio profumato, ma l’odore del sangue è forte, ti impregna gli occhi, il naso, le mani. I capelli.
Raccoglierò pensieri, raccoglierò sguardi. Mi siederò a cavalcioni sul Muro.
Tenterò di noncapire:non sono forte, non conosco la lingua, non conosco la storia, non sono così intelligente da sapere dove andare, come salvarmi; sono debole, fragile in questa lunga Notte appena cominciata.
Ma ho solo la mia vita, ho solo la mia vita di fronte a tutto ciò: da “versare” lungo i sentieri che salgono a Gerusalemme, da “spezzare” con i fratelli e le sorelle che incontrerò.
Insch’Allah, solo insch’Allah.
E’ questo il mio “passaggio”, la mia Pesach verso la vita nuova.
Ps poi, in fondo, se dovessi perdermi, di lì a poco passeranno i Magi... potrei fare autostop ;)
Dentro un paio di parole
"A volte vorrei rifugiarmi con tutto quel che ho dentro in un paio di parole. Ma non esistono ancora parole che mi vogliano ospitare. E' proprio così. Io sto cercando un tetto che mi ripari ma dovrò costruirmi una casa, pietra su pietra. E così ognuno cerca una casa, un rifugio per sé. E io mi cerco sempre un paio di parole.
A volte mi sembra che ogni parola che vien detta e ogni gesto che vien fatto, accrescano il grande equivoco. Allora vorrei sprofondarmi in un gran silenzio e vorrei anche imporre questo silenzio agli altri. Sì, a volte qualunque parola accresce i malintesi su questa terra troppo loquace."
Etty Hillesum, ottobre 1941
Dietrich Bonhoeffer, 8 giugno 1944: Non condannare, non maledire, ma benedire. Benedire, cioè mettere la mano su qualcosa e dire: tu appartieni, nonostante tutto, a Dio. Così noi facciamo con quel mondo che ci infligge tali sofferenze lo invitiamo a venire verso Dio, gli diamo speranza, mettiamo la mano su di lui e diciamo: la benedizione di Dio venga su di te e ti rinnovi, sii benedetto, tu mondo creato da Dio.”Benedizione
”La risposta del giusto, alle sofferenze che il mondo gli infligge, si chiama: benedizione.
Margherite
"Nutriamoci l'anima semmai con le parole che sabato i genitori di Simona Pari hanno scritto ai musulmani dell'Unione delle comunità islamiche italiane (Ucoii) che avevano invitato le famiglie Pari e Torretta a partecipare al loro incontro di Ancona per la liberazione degli ostaggi:
"Simona - si legge nel messaggio firmato dai genitori e dal fratello di Simona - ci ha scritto che una settimana fa un papà iracheno ha voluto regalare a lei e all'amica Simona Torretta due margherite. Un dono accompagnato da queste parole:
'La margherita è l'unico fiore che cresce nella terra salata, con poca acqua. Dovete essere come questo fiore: continuate a fare il bene pur in condizioni avverse'. Abbiamo bisogno del vostro aiuto anche per realizzare un sogno di pace che ha le sembianze di una margherita".
"Bisogna proteggere queste margherite: bisogna fare di tutto per tenerle al riparo da chi le vuole calpestare”.
(da una mail di Tonio Dell'Olio - Pax Christi)
Dichiarazione di pace
dopo varie prove tecniche, aggiustamenti vari, annessi e sconnessi:
si comincia.
Il tentativo di scrivere,
di offrirsi a campo di battaglia dei problemi del nostro tempo,
come dice Etty Hillesum.
La mia è una dichiarazione di pace:
prove di dialogo in un mondo che non conosco.
Quei problemi devono pur trovar ospitalità da qualche parte.
Buon viaggio,
a chi leggerà
Lui ti ha dato ali,
Lui ti ha dato vento,
non ti fa spavento stare in cielo:
vicino al sole non si forma il gelo.
Dio ti ha dato l'aria vola e va
- Vincenzo Cerami -
Invece dovere
ogni mattina risorgere
sognare sempre
impossibili itinerari
-David Maria Turoldo-
io non voglio
“stare al sicuro”,
voglio esserci,
tra tutti questi cosiddetti ‘nemici’
dovunque io mi trovi
voglio che ci sia un po’ di fratellanza
Etty Hillesum, 1943
perché
"artisan de paix"?
questo blog è nato per raccontare il mio viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa
tra Israele e Palestina per la mia tesi di laurea in diritto internazionale sulle minoranze e il conflitto arabo-israeliano
poi ho continuato a scrivere,
sempre tra l'urgenza e il pudore delle parole
leggi i racconti dalla Terra Santa
guarda le foto
"A cavalcioni del muro"
il mio racconto pubblicato su Avvenire (agosto 2005)
Etty Hillesum, Diario 1941-1943
Amos Oz, Contro il fanatismo
Carretto - Balducci,
La santità della povera gente
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